Le Notti di Tregenda: le Otto Feste Oscure

La Veglia del Templare

Nella tradizione, le Otto Notti di Tregenda corrispondono a precise date dell’anno tradizionalmente associate a riti oscuri, riti neri e pratiche rivolte al male.

Per il Templare di oggi queste notti non sono un’occasione di curiosità, né un momento nel quale avvicinarsi alle tenebre per conoscerle o sperimentarle.

Sono invece il momento nel quale il Templare cristiano sceglie consapevolmente di vegliare e pregare.

La nostra è una forma di combattimento, ma non un combattimento fatto di armi o di violenza.

È un combattimento spirituale.

Il Templare non si reca nella notte per affrontare fisicamente coloro che compiono questi riti. Non è questo il suo compito.

Il suo compito è molto più profondo: opporsi alle opere del male attraverso la preghiera, chiedere a Dio protezione per le vittime e implorare la conversione dei cuori di coloro che compiono il male.

È precisamente in questo che la tradizione templare individua una delle forme più alte della propria missione.

Il Templare non combatte l’uomo in quanto uomo.

Combatte il male.

E combatte il male con le armi che appartengono al Templare cristiano: la fede, la preghiera, la disciplina, il sacrificio e la fedeltà a Cristo.

Non è dunque una presenza contro qualcuno.

È una presenza in difesa di qualcuno:

in difesa delle vittime,
in difesa degli innocenti,
in difesa di coloro che soffrono,
in difesa di coloro che sono minacciati dal male,
e persino a favore della redenzione di coloro che hanno scelto la strada del male, affinché possano convertirsi e ritornare a Dio.


«La luce splende nelle tenebre»

Il significato della nostra veglia trova il suo fondamento nella Parola di Cristo.

Il Vangelo secondo Giovanni si apre con parole che rappresentano perfettamente il senso della nostra presenza:

«La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.»
(Giovanni 1,5)

È questa la certezza che accompagna il Templare nella notte.

Non siamo noi la luce.

La Luce è Cristo.

Noi siamo uomini chiamati a custodirla, testimoniarla e portarla là dove le tenebre sembrano avere maggiore spazio.

E ancora il Vangelo di Giovanni ci consegna le parole di Gesù:

«Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.»
(Giovanni 8,12)

Per questo, proprio nelle notti tradizionalmente associate al male, scegliamo di riunirci attorno alla Luce.

Non per evocare le tenebre.

Ma per pregare affinché esse non prevalgano.


La veglia del Templare

La veglia appartiene profondamente alla tradizione cavalleresca.

Il Templare non era soltanto colui che combatteva.

Era colui che vegliava.

Vegliava sulle mura, sui deboli, sui pellegrini, sui luoghi sacri e su coloro che gli erano affidati.

Il significato della cavalleria cristiana va quindi ben oltre l’abilità nelle armi.

Il Templare era chiamato a mettere la propria forza al servizio di qualcosa di più grande di sé: Dio, la giustizia, la difesa degli innocenti, la protezione dei deboli e la fedeltà alla propria parola.

Ancora oggi, quando un Templare veglia nella notte, questa antica immagine acquista un significato spirituale.

La nostra sentinella non si trova soltanto davanti a una porta.

È davanti alla soglia tra luce e tenebra.

E la sua arma principale non è la spada.

È la preghiera.


Il combattimento spirituale

La cavalleria cristiana ha sempre conosciuto anche il significato della lotta spirituale.

Il Templare può essere chiamato a combattere, ma prima ancora è chiamato a dominare se stesso, a mantenere fede alla propria parola e a mettere la propria forza al servizio del bene.

Per questo la veglia templare non consiste nel cercare lo scontro.

Consiste nello stare in piedi davanti al male senza lasciarsi trasformare dal male.

Questa distinzione è fondamentale.

Se rispondessimo all’odio con altro odio, alla violenza con altra violenza e alla malvagità con il desiderio di distruzione dell’altro, avremmo già permesso alle tenebre di entrare nel nostro cuore.

Il Templare cristiano deve invece rimanere saldo.

Deve poter dire:

mi oppongo al male, ma non odio l’uomo; combatto il peccato, ma prego per la conversione del peccatore.

È una lotta che richiede disciplina e fede.

Nel Vangelo di Luca, Cristo stesso ci ricorda che il regno di Satana non può sussistere se è diviso contro se stesso e afferma che, se i demoni vengono scacciati con il dito di Dio, allora il Regno di Dio è già giunto.

È questa la prospettiva nella quale comprendiamo la nostra veglia.

Non opponiamo una tenebra a un’altra tenebra.

Portiamo la Luce.

Non invochiamo il male contro chi compie il male.

Invochiamo Cristo.

E chiediamo che la Sua luce raggiunga tanto le vittime quanto i cuori di coloro che sono diventati strumenti del male.


Una preghiera per le vittime

Durante queste veglie ci riuniamo per pregare soprattutto per coloro che sono vittime del male.

Per chi viene perseguitato.

Per chi viene abusato.

Per chi subisce violenza.

Per chi viene ucciso.

Per chi vive nella paura.

Per chi è dimenticato.

Per tutti coloro che subiscono le conseguenze dell’odio e della malvagità degli uomini.

La nostra preghiera vuole essere una forma di presenza.

Una presenza silenziosa, ma non indifferente.

Una presenza davanti a Dio per chiedere protezione, consolazione e giustizia.


E preghiamo per la conversione dei cuori

Ma il Templare cristiano non può limitarsi a pregare contro il male.

Deve pregare anche per la conversione di chi lo compie.

È forse la parte più difficile della nostra preghiera.

Perché pregare per una vittima è naturale.

Pregare affinché il persecutore deponga le armi del male richiede invece una fede più profonda.

Cristo non ci ha insegnato a desiderare la perdizione dell’uomo.

Ci ha insegnato la conversione, il perdono e la possibilità di una vita nuova.

Per questo chiediamo al Signore di entrare anche nei cuori più induriti.

Preghiamo perché chi compie il male possa riconoscerlo.

Perché chi odia possa tornare ad amare.

Perché chi perseguita possa fermarsi.

Perché chi ha fatto del male possa pentirsi.

Perché chi si è allontanato da Dio possa ritrovare la strada verso di Lui.

Questo non significa giustificare il male.

La vittima deve essere protetta.

Il male deve essere fermato.

La giustizia deve essere rispettata.

Ma il cristiano continua a credere nella possibilità della conversione.

La nostra preghiera non chiede la distruzione del peccatore.

Chiede che il peccatore possa riconoscere il male, pentirsi e tornare alla Luce.


La Chiesa e la comunione della preghiera

Queste veglie non vengono vissute in solitudine.

È sempre con noi un sacerdote e, spesso, anche un Vescovo, perché la nostra preghiera sia inserita pienamente nella vita della Chiesa.

Ci ritroviamo normalmente in una chiesa e spesso in antiche abbazie o luoghi consacrati, nei quali per secoli la preghiera cristiana ha lasciato la propria traccia.

Sono luoghi nei quali generazioni di uomini e donne hanno pregato, celebrato la liturgia, invocato Dio, affidato i propri defunti e cercato conforto nella fede.

Entrare in questi luoghi durante una notte di veglia significa unirsi idealmente a quella lunga continuità di preghiera.

Le pietre di un’antica abbazia non sono semplicemente pietre.

Sono testimoni di una fede che ha attraversato i secoli.

E noi ci uniamo, con umiltà, alle preghiere che hanno pervaso quei luoghi per generazioni.

Non siamo soli.

Preghiamo insieme alla Chiesa.

Preghiamo insieme al sacerdote che guida la nostra comunità.

E, quando è presente, insieme al Vescovo che presiede e benedice la nostra preghiera.

La nostra voce si unisce alle voci di coloro che hanno pregato prima di noi.


Il cuore della nostra veglia: la Santa Messa

Al centro della nostra veglia poniamo ciò che per il cristiano è più grande di ogni altra forma di preghiera:

la Santa Messa.

Non esiste per noi rito più forte.

Non esiste gesto più grande della partecipazione al Sacrificio di Cristo.

È sull’altare che la nostra veglia trova il suo compimento.

È davanti a Cristo che affidiamo le vittime.

È davanti a Cristo che chiediamo protezione.

È davanti a Cristo che chiediamo la conversione dei cuori.

È davanti a Cristo che chiediamo la forza di rimanere fedeli alla nostra vocazione.

La notte può essere oscura.

Ma sull’altare è presente Cristo.

E Cristo è la Luce.


Le antiche preghiere della cristianità

Durante queste veglie la nostra preghiera si raccoglie anche nelle parole semplici e antichissime che hanno accompagnato generazioni di cristiani.

Il Pater Noster.

L’Ave Maria.

Il Gloria al Padre.

Preghiere semplici, ma profonde.

Parole pronunciate milioni di volte nel corso dei secoli.

E quando vengono recitate in un’antica abbazia, nella notte, assumono per noi un significato particolare: la nostra voce si unisce alle voci di coloro che hanno pregato prima di noi.

Non siamo una voce isolata.

Siamo parte di una comunione.

Una comunione di fede, di preghiera e di speranza.


Il Templare nella notte

Essere Templari oggi significa anche questo:

essere capaci di vegliare.

Vegliare quando altri dormono.

Pregare quando altri hanno smesso di pregare.

Difendere quando qualcuno è indifeso.

Ricordare chi viene dimenticato.

Opporsi al male senza trasformare il proprio cuore in un’altra fonte di odio.

E soprattutto rimanere fedeli a Cristo.

Il Templare non cerca la notte.

Ma quando la notte arriva, non fugge.

Accende una luce.

Resta ritto per essere smpere pronto a difendere.

Prega.

E rimane.

Perché sa che la vittoria non appartiene alle tenebre.

Appartiene a Cristo.

«Io sono la luce del mondo.»
(Giovanni 8,12)


Perché il Templare veglia

Il Templare non veglia perché ama la notte.

Veglia perché nella notte qualcuno deve pregare.

Non veglia per cercare un nemico.

Veglia perché qualcuno deve stare dalla parte di chi non può difendersi.

Non veglia per maledire.

Veglia per benedire.

Non chiede la morte del malvagio.

Chiede la sua conversione.

Non dimentica le vittime.

Prega per loro.

Non affronta il male con le sue stesse armi.

Risponde con Cristo.

E quando la notte è più profonda, il Templare rimane in piedi.

Con il sacerdote.

Con la Chiesa.

Con i suoi Fratelli.

Davanti all’altare.

Con il Pater Noster, l’Ave Maria e il Gloria.

E soprattutto davanti a Cristo.

Perché:

«La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.»
(Giovanni 1,5)

Questa è la nostra opposizione.

Questa è la nostra arma.

Questa è la nostra veglia.

Non contro l’uomo, ma contro il male.

Non per la vendetta, ma per la conversione.

Non per la paura, ma per la fede.

Non per le tenebre, ma per Cristo, che è la Luce del mondo.

E così, nelle Notti di Tregenda, il Templare cristiano veglia.

Veglia per le vittime.

Prega per la conversione dei malvagi.

Si oppone alle opere delle tenebre.

Affida tutto a Cristo.

E attende l’alba.