I Templari Cattolici d’Italia prestano servizio presso l’Abbazia di San Mercuriale, il monumento forlivese più famoso: l’icona della città. Il complesso religioso, sorto su di un sito più antico (V secolo), si compone oggi di una chiesa a tre navate in stile romanico (XII), del suo imponente campanile lombardo (1178) e del chiostro di origine cinquecentesca completamente rimaneggiato nel 1940. Ma in antico gli sono appartenuti un monastero, un cimitero e un “ospitale” per l’accoglienza dei pellegrini. “San Mercuriale” si affaccia sulla piazza principale della città (oggi Piazza Aurelio Saffi , ex Piazza Vittorio Emanuele), nel cuore del centro storico, quella stessa area che mille anni fa era il “campo dell’abate”, al di là di un ramo del fiume Rabbi che la divideva dall’Urbe. La storia  “dell’Abbazia di San Mercuriale” è costellata di avvenimenti importanti e complessi, di eventi religiosi, politici, sociali e architettonici che hanno accompagnato l’evoluzione della città di Forlì per più di 1500 anni.

È l’edificio più noto della città ed uno dei simboli dell’intera Emilia-Romagna ed ha la dignità di basilica minore, l’abbazia venne periodicamente distrutta e ricostruita, ed il suo altissimo campanile (uno tra i più alti campanili in Italia) fu preso a modello addirittura per la costruzione di quello di San Marco a Venezia

In origine la chiesa si trovava al di fuori del nucleo urbano, separata dalla città dal letto del fiume Rabbi (che attualmente passa sotto il porticato del palazzo comunale).

La più antica testimonianza della chiesa e del monastero di San Mercuriale risalgono ad un atto datato 8 aprile 893,

Nel 1173, fu distrutta da un incendio a seguito di scontri tra guelfi e ghibellini, sull’area della chiesa distrutta venne avviata la riedificazione di una nuova abbazia, in stile romanico e di dimensioni maggiori rispetto alla precedente e più elevata, in modo da porre rimedio agli straripamenti causati dal fiume Rabbi. I lavori di riedificazione dovettero finire attorno al 1181 perché, come ricorda un documento di quell’anno, il vescovo Alessandro poté predicare all’interno della nuova abbazia.

Gli scavi archeologici condotti nel 1951 hanno permesso di ritrovare le fondamenta della prima chiesa, che aveva il medesimo orientamento di quella attuale, rinvenendo l’antica cripta sopra la quale fu riedificata la cripta romanica.

L’edifico a tre navate e tre absidi, con un altare centrale, poggiava su una voluminosa cripta, un protiro che precedeva il portale, e il possente campanile che ancora oggi svetta.

Compare anche l’intitolazione a San Mercuriale, della quale comunque si hanno le prime notizie già nel IX secolo. Del protiro, presente in quasi tutte le chiese romaniche di stile lombardo, rimangono poche tracce nella struttura dell’abbazia. Alcune di queste sono due mensole in marmo, a forma di goccia, ai lati del portale. All’interno della chiesa è ospitato il resto di un leone, consunto e deformato dal tempo e dalle intemperie, che è sempre stato considerato lo stiloforo del protiro.

La nuova costruzione testimoniava la ricchezza raggiunta dall’abbazia forlivese, in grado di finanziare un così monumentale edificio, decorato da maestranze famose, come quelle che scolpirono la lunetta. Tra il X ed il XII secolo infatti il monastero aveva ricevuto continue donazioni e privilegi che ne avevano aumentato il potere e lo avevano reso indipendente dall’autorità episcopale e dalle potenti chiese del ravennate. In particolare le donazioni del vescovo Alessandro (vescovo di Forlì per trent’anni dal 1160 al 1190) avevano favorito l’abbazia che a quel punto era diventata proprietaria di fondi e terreni posti ad est della città fino al confine con la diocesi di Forlimpopoli e la sua influenza si spingeva fino alla pieve di San Martino in Barisano.

Ma proprio tali ricchezza, prestigio e autonomia diventarono ben presto causa di dissidi e frizioni fra l’abate ed i vescovi successori di Alessandro, probabilmente acuiti anche dal fatto che i due poteri religiosi (quello monastico e quello episcopale) andavano a contendersi il potere sulla città così come sulle reliquie dei vescovi.

Il complesso abbaziale non era costituito solo dalla chiesa, ma anche dal monastero con l’annesso chiostro, dal cimitero e da un ospedale per l’accoglienza dei pellegrini, i quali dovevano essere numerosi considerata la posizione privilegiata di passaggio della città lungo la via Emilia, in direzione di Roma o dei porti meridionali verso la Terra Santa. A dimostrazione di ciò, è ancora conservato un capitello del XII o XIII secolo che, collocato un tempo nella cripta, rappresenta San Mercuriale benedicente mentre, sul lato opposto, un monaco accoglie un pellegrino.

L’aumento demografico della città attorno al XII secolo, così come l’aumento della propria importanza politica come centro del ghibellinismo romagnolo, portarono all’ampliamento della cinta muraria, con l’inglobamento della chiesa nel centro cittadino almeno dal 1161 e lo spostamento del campo dell’abate all’interno del nucleo urbano verso il quale furono gradualmente spostate le attività commerciali. Nel 1212 il Comune richiese all’abbazia la concessione del terreno per l’istituzione della futura piazza. La chiesa veniva perciò ad assumere un notevole potere all’interno della città. Essa venne perciò ingrandita ulteriormente e nel XIV secolo vennero costruite due nuove cappelle laterali che, collegate da un portico in stile gotico, modificarono l’aspetto originario delle architetture romaniche.

La chiesa rimase fuori dalle mura fino al XIII secolo, quando fu inglobata all’interno del tessuto urbano. Nei secoli, il “Campo dell’Abate” si trasformò nella “Piazza Maggiore” e l’abbazia divenne parte dell’attuale centro storico. Nel XIV secolo il protiro viene sostituito dal portale gotico tuttora esistente e vengono realizzate le due cappelle laterali di facciata, estroflesse rispetto alla struttura e demolite nel 1646 (rimangono oggi i due archi con la monofora centrale). Anche l’abside viene poi rifatta nel 1585.

San Mercuriale è tradizionalmente indicato come il primo vescovo di Forlì, anche se l’unica notizia storica che si ha di lui è che fu presente al concilio di Rimini dell’anno 359.. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

La leggenda gli attribuisce due imprese: l’uccisione di un drago, ragion per cui l’iconografia spesso lo rappresenta proprio in tale atto, e la liberazione di molti forlivesi che i Visigoti stavano deportando in Spagna.

La tradizione vuole che, tra l’altro, abbia anche fondato la chiesa oggi nota come Chiesa di Santa Maria in Laterano in Schiavonia a Forlì (completamente ricostruita nel 1837).

Fra i suoi collaboratori, vengono ricordati san Grato, diacono, e san Marcello, suddiacono, nonché il segretario, Tito Merenda, che sarebbe un discendente della romana Gens Antonia e l’antenato della nobile famiglia dei Merenda di Forlì.

Il Martirologio Romano ne fissa la morte in data 30 aprile:

Viene venerato anche il 23 maggio. Da qualche anno a Forlì la ricorrenza di san Mercuriale è stata spostata al 26 ottobre, giorno del ritrovamento delle reliquie. Il corpo del santo riposa a Forlì nell’abbazia di San Mercuriale, mentre la sua testa è esposta in una teca custodita presso la chiesa della Santissima Trinità di Forlì.