Dal nostro Minister Templi Padre Abramo

Nella notte dell’Incarnazione, attestano i vangeli, mentre l’umanità dormiva il sonno umano, Dio ha completato e definito, una volta per tutte, l’opera della Creazione con l’opera della Redenzione che il Signore ha volutamente e liberamente assunto nella sua carne per la piena felicità delle sue creature.

Ancora oggi, la notte del sonno umano, sembra estendersi avvolgendo con il suo torpore le menti e i cuori dell’umanità. Anzi, oggi quella notte sembra essere giunta al suo compimento: dentro e fuori il recinto di Pietro, quell’Ovile la cui porta è Una sola e va attraversata per trovarvi riparo e salvezza (cf Gv 10, 1-21), l’uomo non più pellegrino ma ramingo, sembra aver obliato il proprio “io” e barattata la sua immagine e somiglianza con il Creatore. Ma anche in questa notte, resa più oscura dal liberticida agire di Satana e da sempre più che ignari cooperano alla sua battaglia infame, una Stella ci mantiene desti e vigilanti consapevoli che il Sole ha da venire.

È la Stella che porta il più bel nome umano: Maria!

Chiunque tu sia,
che nel flusso di questo tempo ti accorgi che,
più che camminare sulla terra,
stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste,
non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella,
se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca!

Se sei sbattuto dalle onde della superbia,
dell’ambizione, della calunnia, della gelosia,
guarda la stella, invoca Maria.

Se l’ira o l’avarizia, o le lusinghe della carne
hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria.
Se turbato dalla enormità dei peccati,
se confuso per l’indegnità della coscienza,
cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezza
e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria.

Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore,
e per ottenere l’aiuto della sua preghiera,
non dimenticare l’esempio della sua vita.
Seguendo lei non puoi smarrirti,
pregando lei non puoi disperare.

Se lei ti sorregge non cadi,
se lei ti protegge non cedi alla paura,
se lei ti è propizia raggiungi la mèta.

(San Bernardo di Chiaravalle)

Quale Madre premurosa, attenta ai particolari, disponibile alla grazia, custode dei segreti palpiti del Figlio Divino, Ella continua la sua opera materna di correzione, sollecitudine e consolazione verso tutti noi suoi figli nel Figlio. Tendiamo l’orecchio e il cuore a Lei che ancora ci indica nella persona di Cristo Suo Figlio e Signore, la meta a cui far tendere gioie e dolori, prove e glorie, sofferenze e desideri di bene. Non riduciamo la nostra devozione a Colei che, canta il poeta, è “di speranza fontana vivace” e “nel cui ventre si riaccese l’amore” (cf ALIGHIERI D., Divina Commedia, III, XXXIII) a ritualità senza esistenza.

Come Maria dispose il suo corpo e la sua anima affinché in essi vi dimorasse il Verbo della vita, così imitiamola: incarnando in unità, custodendoli nei sacri mantelli segnati con il Sigillo dell’Agnello e dai giuramenti compiuti, il Vangelo e la Fede.

Sotto il presidio e la protezione materna di Colei che dal legno della Croce abbiamo ricevuto gratuitamente come Madre e Sovrana (cf Gv 19, 26), nella viva comunione dei Santi e dei Beati che guardando a Cristo rifulgono della Luce che dipana le tenebre, procediamo sicuri dietro l’Amen di Dio (cf Ap 3, 14) presso il Quale siamo stati chiamati e dal Quale non vogliamo mai separarci né fuggire, come fece Adamo e Giuda e molti altri senza ritorno e senzavita.

Se ciò anche accadesse la Fraternità che ci lega, molto più dell’umana e sanguinea fratellanza, con la sua preghiera e la sua vicinanza, la sua correzione e indulgenza ci ricordi ciò che sant’Agostino proclama e la Liturgia canta nei secoli fino a noi: « O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem» (“Felice Colpa che ci meritò un Tale e così grande Redentore”).

È questo il metodo per una vita presente compiuta e il premio di felicità che ci attende nel Regno: la Misericordia di Dio che, lento all’ira e grande nell’amore” (Ps 102, 8) attira il peccatore al pentimento, dal pentimento alla conversione, dalla conversione alla testimonianza estinguendo nel cuore la disperazione e quell’indegnità effimera che porta alla separazione da Dio e introduce il peccato che né in cielo né in terrà sarà mai perdonato (cf Mt. 12, 32) .

Non stanchiamoci di annunciarlo con la parola umile ma sicura: la nostra vita è macchiata dal peccato ma è redenta dal Sangue dell’Agnello che con la Sua Santa Croce e Resurrezione ha redento il mondo.

Non siamo migliori di nessuno; anzi, noi più peccatori di tutti! Ma con la consapevolezza che Cristo ci ha salvati dalla disperazione e permanentemente, tende la sua mano per tutti coloro che umilmente sentono la necessità della sua Presenza e potestà salvatrice: «Dòmine, non sum dignus  ut intres sub tectum meum; sed tantum dic verbo set sanàbitur ànima mea» (“Signore, non sono degno che Tu entri sotto il tetto della mia casa ma di una sola parola e la mia anima sarà sanata” – cf Mt 8, 8).

Lui che ha promesso, Uno col Padre e lo Spirito, per voce dei profeti: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.19 Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra.20 Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato» (Is 1, 18-19), non viene ne verrà mai meno alla sua Alleanza.

Apriamogli il Cuore!

Lasciamo che esso sia invaso nella sua totalità dalla Carità che è Cristo (1 Cor 13), la quale sola sarà a sospingerci avanti.

Apriamogli la mente!

Lasciamo che essa assuma il pensiero di Cristo (cf 1 Cor 2, 16) rinunciando al poco che siamo ritroveremo il tutto del ciò di cui siamo stati resi partecipi.

Apriamogli la vita!

Lasciamo che la linfa vitale penetri nel nostro sangue (cf Gv 15, 1- ss) cosi che anche per noi accada il miracolo di ripetere con san Paolo: “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Cf Gal 2, 20).

Ricordiamolo, qualunque cosa accada: «Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore» (Rm 14, 7-8).

Imprima l’Amen, Colui che era, è e sarà,  alla fine dei nostri giorni, il suo sigillo accogliendoci come ultimi nella schiera dei nostri santi padri, valorosi intrepidi cavalieri di Dio, che hanno combattuto la buona battaglia, terminata la corsa e conservata la Fede (cf 2 Tm 4 7).

L’uomo moderno, così all’apparenza sicuro di sé e dei suoi progressi e nel suo intimo, invece, così fragile, ha bisogno di Dio!

Solo se sapremo lasciarci afferrare da Lui; se senza timore sapremo e vorremo andare dove Egli, tramite la sua Sposa – la Chiesa – ci indicherà; se sapremo restare umili e senza umana pretesa; se sapremo di Lui,  allora potremo dar risposta all’eco della domanda antica “Chi manderò? E chi andrà per noi?” (Is 6, 8a) con la stessa voce del profeta: “Eccomi, manda me” (Is 6,8b). Non è tempo di “puzzare di pecora”: è tempo di profumare di Cristo!

“Deus, refùgium nostrum et virtus, famulos ad te clamàntes propìtius rèspice: intercedènte gloriosa et immaculàta Vergine Dei Genitrice Marìa, cum beato Joseph eius sponso ac beatis Apostolis et Sancte Michael Archangele, quas pro conversiòne peccatòrum, pro libertàte et exaltatiòne Sanctae Matris Ecclèsiae, preces effùndimus, misèricors et benìgnus exàudi.”.

“O Dio, nostro rifugio e nostra virtù, guarda con benevolenza i tuoi servi che ti invocano: per intercessione della gloriosa Maria Immacolata, Vergine e Madre di Dio, di S. Giuseppe suo sposo, dei tuoi santi Apostoli e di san Michele Arcangelo, esaudisci, Tu che sei buono e misericordioso, le preghiere che ti rivolgiamo per la conversione dei peccatori, la libertà e il trionfo della Santa Madre Chiesa.”

Padre Abramo