I Templari Cattolici d’Italia in San Petronio

Lì sul “crescentone” in piazza Maggiore, un “umarel” spiegava a una coppia di turisti – handy cam dotata – che la basilica di san Petronio sta a Bologna come quella di san Pietro sta a Roma

Il confronto sembrerebbe azzardato, ma considerando l’innato senso dello humor dei “petroniani”, non c’è da stupirsi. Da sempre per loro san Petronio è la “più grande” (è la quinta o sesta chiesa d’Europa per dimensioni, preceduta però anche da san Pietro, la “papale arcibasilica maggiore in Vaticano”) e forse è preferita anche a san Pietro, cattedrale di Bologna
Sull’argomento le scuole di pensiero sott alle 2 Torri si sprecano. E comunque in san Petronio sono custodite le “4 Croci”, uno dei più antichi simboli della fede cristiana in Bologna, c’è la meridiana del Cassini, la più lunga del mondo e ci sono anche due degli organi storicamente più importanti d’Italia. Ma la notizia dell’ultim’ora è che da qualche settimana si vedono, in tutta la loro austerità, i cavalieri del Tempio, i così detti Templari, aggirarsi tra quelle navate, vestiti con la cotta con croce rossa “patente” (di Colui che patisce) e il cinturone. Svolgono il servizio di custodia e di sicurezza per i fedeli che assistono alle funzioni, ma anche per i visitatori occasionali. C’è da dire che gli antichi Templari hanno scritto pagine e pagine di storia fin dal 1110, anno in cui fu fondato l’Ordine, in occasione della prima crociata, con lo scopo di difendere la Terra Santa dagli infedeli. Erano anche stabili a Bologna, dove verso la fine del XIV secolo, “a mezzogiorno” di piazza Maggiore, in quella che oggi è via dei Pignattari, c’era la chiesa di Santa Croce, che fu demolita proprio per costruire la basilica di san Petronio (la cui prima pietra venne posta il 7 giugno del 1390) tutta quella zona era di proprietà templare
I Templari di oggi, l’Associazione Templari Cattolici d’Italia, seguono una disciplina di tipo cavalleresco Cristiano tradizionale che si ispira all’antico Ordine dei “Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis” con la missione di difendere i luoghi sacri, i pellegrini, i deboli, in piena comunione con la Chiesa Cattolica, il Pontefice e i suoi Ministri. Sono 1500 circa, tutti volontari, molti militari, presidiano le chiese pregando per tutta la notte (e sempre in piedi) anche quelle abbandonate che ripristinano e aprono alla popolazione, ma soprattutto per impedirne l’uso agli operatori del male, ai satanisti, ai praticanti dell’esoterismo e della magia. Rispondendo all’appello di Papa Francesco hanno partecipato ai rituali di apertura delle Porte Sante della Misericordia di Dio, custodendo 100 chiese in tutta Italia, partecipando alle celebrazioni, insieme ai Vescovi e ai presbiteri. Sono stati ufficialmente chiamati a “custodire” la sacra Sindone durante l’ostensione a Torino, poi al servizio d’ordine in piazza san Pietro in Vaticano, durante il Giubileo della Misericordia e oggi, sempre a Roma custodiscono le quattro basiliche (quella di santa Maria in portico in Campitelli, quella dei santi XII Apostoli, quella di santa Maria in via e di san Lorenzo in Lucina) e tanti altri importanti luoghi sacri in tutta Italia. Caratteristica situazione è la “camminata silenziosa” fatta da dame (Templari donne) e cavalieri inquadrati in fila per due, attraverso i centri storici delle città, rispettati, elogiati e fotografati e… “col loro silenzio, creano scompiglio”
Tornando a Bologna, lì, in san Petronio, nella cappella dei Re Magi (o Bolognini) è noto che ci sia l’affresco quattrocentesco dipinto da Giovanni da Modena in stile apocalittico tardo-gotico che rappresenta l’inferno dantesco e dove il profeta Maometto è ritratto come un vecchio con la barba bianca, circondato da peccatori, seminudo, legato e torturato da un demone. Forse una raffigurazione “politicamente scorretta” per quei musulmani “integralisti” (leggi estremisti islamici) che ha causato situazioni imbarazzanti e anche a rischio e che per questo, ha fatto includere san Petronio tra gli “obiettivi sensibili” in ambito terroristico. Nel 2002 fu scoperta una “cellula” del Gruppo Salafita (fuoriusciti dal Gia, Gruppo Islamico Armato) radicata a Milano che preparava un attentato. E pure recentemente i servizi segreti del Marocco si sono attivati con il G.I.S. dei Carabinieri per sventarne un possibile altro (pare di matrice jihadista) evidentemente sempre per vendicare quel Maometto all’inferno nell’affresco. Dunque, era già auspicato dai più l’intervento di un servizio per evitare eventuali incresciosi atti all’interno della basilica, oltre a quello che già espletano sul sagrato i militari che piantonano le entrate ed era destino che se ne occupassero proprio i Templari
E dal 3 febbraio scorso, appunto, proprio in san Petronio (per tutti i week-end, dalle 15.30 a chiusura e la domenica dalle 11.30 a chiusura) coppie di Templari in cotta rosso crociata e cinturone, effettuano servizio d’ordine tra le navate della basilica bolognese, servizio che compiono ormai da tempo anche in san Salvatore​ (in via Cesare Battisti) per la protezione dei fedeli che vi si recano per l’adorazione notturna ​de​l Santissimo e in santa Caterina (strada Maggiore) dove di fianco alla chiesa c’è il “Pluribus” (via Torleone) la “magione” dei Templari dal 1161 fino all’alba di quel nefasto venerdì 13 ottobre dell’Anno Domini 1307 allorquando il re Filippo il bello fece imprigionare prima e, trucidare poi, quasi tutti i cavalieri (questa è storia) e a seguito della bolla di papa Clemente V (la Vox in excelso del 22 marzo 1312) fu soppresso l’Ordine in via amministrativa.. Oggi però, pare che quel locale – il Pluribus – abbia ripreso vita in nome dei passati fasti. A Bologna almeno, ma anche in tutta Italia, i Templari, ci sono ancora
e sono operativi in più di 120 Diocesi.
Fra Gianfranco Leonardi

Breve intervista a mons. Oreste Leonardi primicerio di san Petronio:

In basilica si sono visti dei cavalieri che parevano di altri tempi
con la cotta e la croce rossa

Cosa vuol dire per san Petronio godere della protezione di questi cavalieri?

La Basilica di San Petronio ha siglato un accordo con l’Associazione Templari Cattolici d’Italia, che ha sede presso la Chiesa di San Fermo Maggiore Via della Dogana,2 – 37121 Verona (VR) e ha una sede distaccata e operativa anche a Bologna. Scopo dell’Associazione è collaborare con la Chiesa nella sua sollecitudine pastorale. In particolare l’Associazione – che non ha fini di lucro – si propone di testimoniare la vocazione cristiana in Italia e nel mondo promuovendo, con proprie iniziative, l’evangelizzazione, specialmente fra i giovani e l’esercizio di opere di pietà e di carità, per animare e impregnare di spirito cristiano l’ordine temporale.

Voi li conoscevate già? Sapevate del loro servizio nelle chiese di tutta Italia e a Bologna, sia​ ​in santa Caterina, dove c’è il “pluribus” che si dice abbia ospitato l’ultimo dei Templari, tal Pietro ​e anche in san Salvatore​,​ per la protezione dei fedeli che vi si recano per l’adorazione notturna ​de​l Santissimo?
Sì, da tempo. Svolgono il loro servizio presso la Chiesa del SS. Salvatore, molto vicina alla Basilica di San Petronio nel tempo dedicato all’adorazione del SS. Sacramento, sia di giorno che di notte.

Avete chiesto voi l’intervento dei Templari o si sono proposti loro?
C’è stato un incontro casuale e si è subito compresa l’importanza di una possibile collaborazione per finalità che ci sono comuni e che sono tipiche di luoghi santi, come appunto la Basilica, testimonianza con la sua stessa realtà e con le sue opere d’arte, della fede dei bolognesi e della storia della città.

Loro, i Templari, compiono la loro missione più o meno in modo uguale in tutte le chiese: per san Petronio è stata fatta qualche eccezione?
In particolare in Basilica i volontari, nelle giornate di sabato e di domenica, hanno il compito di svolgere il servizio di accoglienza, di cura delle celebrazioni liturgiche, di custodia.

Qual è stata la reazione dei fedeli di san Petronio? Hanno chiesto chi fossero e cosa facessero?
La gente rimane un po’ interdetta quando vede questi volontari con la loro divisa bianca e con la croce rossa, come i cavalieri di un tempo. Ma poi apprezza molto il loro servizio. Sono una vera risorsa per la Basilica e per un ordinato svolgimento della vita della Basilica, tanto frequentata da fedeli e da turisti.

Grazie monsignor Oreste Leonardi