Cristiani in mantello: "Eucaristia non
significa Graal"
di Umberto
Battini
Continuano e con
impeto isterico, ed a numero crescente, gli
attacchi ai Templari Cattolici d’Italia che a
Piacenza e in diocesi italiane, stanno
cooperando materialmente per recuperare
edifici di culto che nel tempo erano stati
chiusi. Un’opera buona che però trova
denigratori da varie parti d’Italia, e così
pare opportuno a me, semplice spettatore ma
anche attento critico di questi novelli
cavalieri, tracciare una precisazione.
Questi lodevoli
Templari Cattolici condotti da buoni sacerdoti
che ne guidano lo spirito cristiano, non
mettono in pratica nessuna azione atta a
degradare il cattolicesimo: come a Piacenza
abbiamo veduto, le sante messe sono aperte a
tutti i fedeli ed officiate dal sacerdote
secondo la Tradizione cattolica. Serve però
fare una precisazione che può far riflettere
tutti coloro che con animo malato vogliono a
tutti i costi criticare questi cristiani in
mantello: con certezza non antepongono nulla a
quanto stabilito dalla Chiesa e quindi sarà
utile la digressione che segue.
E’ da pochissimo
tempo disponibile anche in italiano in forma
integrale, il romanzo in prosa francese “Il
Libro del Graal”, composto agli inizi del 1200
da Robert de Boron e che ha dato avvio alla
leggenda della coppa contenente il sangue di
Cristo raccolto da Giuseppe di Arimatea, che
donò il campo con il sepolcro nuovo per la
sepoltura di Gesù.
Questa
leggenda molto popolare nel medioevo,
aveva già un prototipo in Chrétien de Troyes,
che scrisse parecchi romanzi cavallereschi e
verso il 1180 ‘Il racconto del Graal’.
Ma la narrazione
completa del mito del Graal cristiano è
racchiusa in questo romanzo medievale, un
racconto che pesca abbondantemente anche nei
Vangeli ‘apocrifi’ cioè in quelli che non
fanno parte canonica della Sacra Bibbia.
In poche parole
possiamo già affermare di trovarci nel mito,
che se pensato relativamente al mondo
cavalleresco dei secoli in cui furono redatti
questi romanzi, non deve trovarci sorpresi più
di tanto, sarebbe proprio ingenuo voler
accreditare un nesso storico a tutta la
questione Giuseppe d’Arimatea – Calice del
Graal – ricerca della Coppa miracolosa.
Ad ogni modo non
sono mancati nei secoli e purtroppo ancora
oggi in buon numero, ingenui ‘cercatori’ di un
Graal magico ed iniziatico, riservato a pochi
eletti-adepti; senza tanto strafare possiamo
senza ombra di dubbio affermare che: 1) se
questa epopea romanzata cavalleresca,
all’epoca servì per dare maggior lustro
all’immagine del cavaliere, 2) oggi vuole
‘costringere’ con forzatura e con la scusa
della ‘leggenda ma non tanto’, ad un
ripensamento ed un attacco alla stessa idea di
cattolicità: mi riferisco al recente romanzo,
si ricordi – romanzo – ‘Il Codice Da Vinci’.
E certamente,
gli antichi romanzi medievali di cui
trattiamo, non avevano lo stesso scopo che
possiamo recepire oggi nel romanzo massonico
ed anti-clericlae di Dan Brown, ‘Il Codice Da
Vinci’, e che la stessa Chiesa Cattolica ha
pubblicamente condannato.
Il mito del
Graal deve rimanere nella dimensione umana che
spetta ad ogni altro mito, ad ogni simbolo o
usanza superstiziosa che popolano il nostro
reale, e di cui noi principalmente siamo i
soli responsabili della sua esportazione da un
livello puramente sentimentale ad un piano di
‘fede’, arrivando addirittura a modificare
anche alcune nostre concezioni di ‘cristianesimo’,
del quale e nel quale il Graal non può essere,
ne è, e neanche sarà mai parte integrante o
contingente: per questo non si confonda
l’Eucaristia come una perfezione del concetto
di Graal.
L’Eucaristia é
la celebrazione liturgica che per mezzo del
sacerdote ci rende parte viva e attiva in
Cristo, che nelle due specie di pane e vino,
ci appare veramente ed in forma consustanziale
per unirsi a noi nella comunione.
Far convivere
nel nostro ‘io’ l’immagine di Graal non
favorisce il proprio talento religioso: si
creerà minor danno alla nostra ricerca di fede
se sapremo renderci consapevoli del sostrato
cui esso deriva, appunto il ‘mito’ ed il fatto
leggendario, legato con fantasia a particolari
eventi cristiani, a una determinata epoca, a
ben specificati fatti di tutta una tradizione
romanzata che nei secoli è stata manipolata
anche con scopi non proprio nobili.
Perciò non
mitizziamo aspetti, abiti, comportamenti,
gesti e parole solo perchè ci riportano ad un
sapore antico del quale pensiamo fosse la
perfezione: la nostra personale storia è ora
qui e adesso, Cristo è vivo e ci chiede
personalmente l’adesione alla Parola in fatti
concreti. Non banalizziamo con la scusa che
tutto aiuta, il Papa Benedetto XVI insegna: “Non
di rado la religione diventa quasi un prodotto
di consumo. Si sceglie quello che piace, e
certuni sanno anche trarne un profitto. Ma la
religione cercata alla maniera del ‘fai da te’
alla fine non ci aiuta. E’ comoda, ma nell’ora
della crisi ci abbandona a noi stessi”.
Quello che preme
sottolineare è proprio il contrasto che anche
ingenuamente può incontrare il cattolico oggi,
in una società presa dalla riscoperta delle
origini e delle radici cristiane, che ripensa
anche al medioevo, epoca di crociati,
pellegrini, santi e briganti, e dove si trova
motivo di idealizzarne aspetti quali appunto
il fatto del Graal che sappiamo derivare da
romanzi epici medievali.
Non sostituiamo
le verità fondanti della fede con oggetti
mitologici e annebbiati da un finto senso
esoterico-religioso, quale la coppa del Graal
della fantasia dei romanzi, purificatrice e
miracolosa: se gli oggetti ‘mitici’ han questo
valore allora a rigor di logica, quali prodigi
avrebbe già fatto e ancora dovrebbe in ogni
istante fare, la Sacra Sindone, che riporta
l’effige del Cristo ed il suo sangue:
mostriamo alle Sacre Reliquie quella giusta
venerazione che la Chiesa insegna ma non
‘mitizziamo’ l’oggetto, cresciamo e
alimentiamo la nostra fede con gesti religiosi
ed opere materiali prese dalla Fonte visibile
sulla Terra oggi, il Magistero della Santa
Chiesa Romana Apostolica e Cattolica. Sarebbe
utilissimo al fedele che si avvicina con
troppo passione e fantasia a forme di culto
vicine alla superstizione, leggere il
Direttorio su pietà popolare e liturgia,
della Congregazione per il Culto Divino e la
disciplina dei Sacramenti.
Nella
santa messa è posto in evidenzia il valore
unico dell’Eucaristia, e come si legge nella
Enciclica Ecclesia de Eucharistia: “Emerge
talvolta una comprensione assai riduttiva del
Mistero eucaristico. Spogliato del suo valore
sacrificale, viene vissuto come se non
oltrepassasse il senso e il valore di un
incontro conviviale fraterno”.
Appunto è
possibile inserire queste parole sul
fraintendimento tra Eucaristia e Graal e di
coloro che si fanno una propria finta
religiosità: il cristiano non può fare questo
sbaglio enorme, nemmeno in buona fede. Una
maturità cattolica cristiana forte sa ben
distinguere tra l’atto cultuale-rituale
proprio della Chiesa Cattolica contro quello
folkloristico, sebbene lo si voglia far
coincidere a forza con un’epoca storica, un
recupero o qualsiasi scusa si possa inventare
per giustificarne la relazione.
Il cristianesimo
è una maturità personale che è in continua
crescita.
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