RASSEGNA STAMPA

"La Cronaca di Piacenza" 19 ottobre 2005 - 18

 

 

Cristiani in mantello: "Eucaristia non significa Graal"

di Umberto Battini 

Continuano e con impeto isterico, ed a numero crescente, gli attacchi ai Templari Cattolici d’Italia che a Piacenza e in diocesi italiane, stanno cooperando materialmente per recuperare edifici di culto che nel tempo erano stati chiusi. Un’opera buona che però trova denigratori da varie parti d’Italia, e così pare opportuno a me, semplice spettatore ma anche attento critico di questi novelli cavalieri, tracciare una precisazione.

Questi lodevoli Templari Cattolici condotti da buoni sacerdoti che ne guidano lo spirito cristiano, non mettono in pratica nessuna azione atta a degradare il cattolicesimo: come a Piacenza abbiamo veduto, le sante messe sono aperte a tutti i fedeli ed officiate dal sacerdote secondo la Tradizione cattolica. Serve però fare una precisazione che può far riflettere tutti coloro che con animo malato vogliono a tutti i costi criticare questi cristiani in mantello: con certezza non antepongono nulla a quanto stabilito dalla Chiesa e quindi sarà utile la digressione che segue.

E’ da pochissimo tempo disponibile anche in italiano in forma integrale, il romanzo in prosa francese “Il Libro del Graal”, composto agli inizi del 1200 da Robert de Boron e che ha dato avvio alla leggenda della coppa contenente il sangue di Cristo raccolto da Giuseppe di Arimatea, che donò il campo con il sepolcro nuovo per la sepoltura di Gesù.

Questa leggenda molto popolare nel medioevo, aveva già un prototipo in Chrétien de Troyes, che scrisse parecchi romanzi cavallereschi e verso il 1180 ‘Il racconto del Graal’.

Ma la narrazione completa del mito del Graal cristiano è racchiusa in questo romanzo medievale, un racconto che pesca abbondantemente anche nei Vangeli ‘apocrifi’ cioè in quelli che non fanno parte canonica della Sacra Bibbia.

In poche parole possiamo già affermare di trovarci nel mito, che se pensato relativamente al mondo cavalleresco dei secoli in cui furono redatti questi romanzi, non deve trovarci sorpresi più di tanto, sarebbe proprio ingenuo voler accreditare un nesso storico a tutta la questione Giuseppe d’Arimatea – Calice del Graal – ricerca della Coppa miracolosa.

Ad ogni modo non sono mancati nei secoli e purtroppo ancora oggi in buon numero, ingenui ‘cercatori’ di un Graal magico ed iniziatico, riservato a pochi eletti-adepti; senza tanto strafare possiamo senza ombra di dubbio affermare che: 1) se questa epopea romanzata cavalleresca, all’epoca servì per dare maggior lustro all’immagine del cavaliere, 2) oggi vuole ‘costringere’ con forzatura e con la scusa della ‘leggenda ma non tanto’, ad un ripensamento ed un attacco alla stessa idea di cattolicità: mi riferisco al recente romanzo, si ricordi – romanzo – ‘Il Codice Da Vinci’.

E certamente, gli antichi romanzi medievali di cui trattiamo, non avevano lo stesso scopo che possiamo recepire oggi nel romanzo massonico ed anti-clericlae di Dan Brown, ‘Il Codice Da Vinci’, e che la stessa Chiesa Cattolica ha pubblicamente condannato.

Il mito del Graal deve rimanere nella dimensione umana che spetta ad ogni altro mito, ad ogni simbolo o usanza superstiziosa che popolano il nostro reale, e di cui noi principalmente siamo i soli responsabili della sua esportazione da un livello puramente sentimentale ad un piano di ‘fede’, arrivando addirittura a modificare anche alcune nostre concezioni di ‘cristianesimo’, del quale e nel quale il Graal non può essere, ne è, e neanche sarà mai parte integrante o contingente: per questo non si confonda l’Eucaristia come una perfezione del concetto di Graal.

L’Eucaristia é la celebrazione liturgica che per mezzo del sacerdote ci rende parte viva e attiva in Cristo, che nelle due specie di pane e vino, ci appare veramente ed in forma consustanziale per unirsi a noi nella comunione.

Far convivere nel nostro ‘io’ l’immagine di Graal non favorisce il proprio talento religioso: si creerà minor danno alla nostra ricerca di fede se sapremo renderci consapevoli del sostrato cui esso deriva, appunto il ‘mito’ ed il fatto leggendario, legato con fantasia a particolari eventi cristiani, a una determinata epoca, a ben specificati fatti di tutta una tradizione romanzata che nei secoli è stata manipolata anche con scopi non proprio nobili.

Perciò non mitizziamo aspetti, abiti, comportamenti, gesti e parole solo perchè ci riportano ad un sapore antico del quale pensiamo fosse la perfezione: la nostra personale storia è ora qui e adesso, Cristo è vivo e ci chiede personalmente l’adesione alla Parola in fatti concreti. Non banalizziamo con la scusa che tutto aiuta, il Papa Benedetto XVI insegna: “Non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne un profitto. Ma la religione cercata alla maniera del ‘fai da te’ alla fine non ci aiuta. E’ comoda, ma nell’ora della crisi ci abbandona a noi stessi”.

Quello che preme sottolineare è proprio il contrasto che anche ingenuamente può incontrare il cattolico oggi, in una società presa dalla riscoperta delle origini e delle radici cristiane, che ripensa  anche al medioevo, epoca di crociati, pellegrini, santi e briganti, e dove si trova motivo di idealizzarne aspetti quali appunto il fatto del Graal che sappiamo derivare da romanzi epici medievali.

Non sostituiamo le verità fondanti della fede con oggetti mitologici e annebbiati da un finto senso esoterico-religioso, quale la coppa del Graal della fantasia dei romanzi, purificatrice e miracolosa: se gli oggetti ‘mitici’ han questo valore allora a rigor di logica, quali prodigi avrebbe già fatto e ancora dovrebbe in ogni istante fare, la Sacra Sindone, che riporta l’effige del Cristo ed il suo sangue: mostriamo alle Sacre Reliquie quella giusta venerazione che la Chiesa insegna ma non ‘mitizziamo’ l’oggetto, cresciamo e alimentiamo la nostra fede con gesti religiosi ed opere materiali prese dalla Fonte visibile sulla Terra oggi, il Magistero della Santa Chiesa Romana Apostolica e Cattolica. Sarebbe utilissimo al fedele che si avvicina con troppo passione e fantasia a forme di culto vicine alla superstizione, leggere il Direttorio su pietà popolare e liturgia, della Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti.

Nella santa messa è posto in evidenzia il valore unico dell’Eucaristia, e come si legge nella Enciclica Ecclesia de Eucharistia: “Emerge talvolta una comprensione assai riduttiva del Mistero eucaristico. Spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno”.

Appunto è possibile inserire queste parole sul fraintendimento tra Eucaristia e Graal e di coloro che si fanno una propria finta religiosità: il cristiano non può fare questo sbaglio enorme, nemmeno in buona fede. Una maturità cattolica cristiana forte sa ben distinguere tra l’atto cultuale-rituale proprio della Chiesa Cattolica contro quello folkloristico, sebbene lo si voglia far coincidere a forza con un’epoca storica, un recupero o qualsiasi scusa si possa inventare per giustificarne la relazione.

Il cristianesimo è una maturità personale che è in continua crescita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

    

 
 

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