RASSEGNA STAMPA

"La Cronaca di Piacenza" 21 luglio 2005 - 12

 

 

 

 

 

«Il 30 luglio celebreremo la prima messa»

Via alla pulizia della chiesa di Borgotrebbia. Don Pietro: è una sfida

DI ARIANNA GROPPI Ha mobilitato tutti ma proprio tutti, “donpi”, come lo chiamano in parrocchia. Ragazzi che, invece di andare in piscina, si sono immersi nella giungla di erbacce e rifiuti che contaminava il piccolo oratorio di Borgotrebbia, alla chiesa del Camposanto vecchio, conosciuta come la chiesa degli appestati. Donne che per una mattina invece di riassettare casa hanno spazzato l’interno della chiesa. «Abbiamo portato fuori otto carriole di sporcizia, di tutti i tipi. Ma almeno adesso si può entrare ha commentato Egle. Perché don Pietro Cesena non molla, e vuole a tutti costi ridare alla città questo luogo pieno di storia e tradizioni. E ora che l’interno ha ripreso un aspetto decoroso, la chiesetta appare in tutto il suo splendore. Il piccolo edifico, coperto da una cupola, è illuminato da un sistema di finestre dal curioso e insolito profilo. Praticamante intatto il pavimento in cotto, che, come dice don Cesena, “con una levigata” può tornare come nuovo. Ma il vero gioello è l’altare che anche dopo le martellate dei vandali, continua a mostrare la sua pregevole fattura. Durante la pulitura sono stati, poi, ritrovati anche alcuni frammenti degli stucchi, che con un sapiente lavoro di restauro potrebbero ritornare al loro posto. «E’ quasi una sfida, quella che i miei parrocchiani ed io vogliamo portare avanti. Una sfida contro le superstizioni e i cattivi pregiudizi. Certo una nomea come quella dell’Oratorio di Camposantovecchio è difficile da cancellare. Ma oggi, vederla attorniata da bambini fa subito un altro effetto, meno macabro e sicuramente più solare. Il segreto per cambiare le cose è la conoscenza. Per questo intendiamo mantenere l’attenzione sempre viva. E la nostra tecnica ha già dato i primi frutti. Alcuni imprenditori della zona si sono fatti sentire per sposorizzare il progetto, ed eventualmente collaborare alla lotteria che abbiamo pensato di fare per raccogliere un po’ di fondi. Questo primo lavoro di pulitura dovrebbe finire per il 30 di luglio, quando si terrà la processione e la messa nella chiesetta». Un vero vulcano di idee, don Pietro, che telefonino alla mano, è riuscito a coinvolgere anche Tesa, che per l’occasione ha messo a disposizione un container per i rifiuti. «Abbiamo intenzione di scomodare anche le autorità, Comune e Provincia in primo luogo, perché tutta quest’area merita di essere valorizzata. Laggiù, per esempio, si trova un antico e dimenticato convento Olivetano, e poco distante un casino di caccia dei Farnese. Per non parlare del valore naturalistico rappresentato dal Po. Ho in mente un’area a dimensione delle famiglie, dove possano venire a passare dei momenti all’aria aperta».

La Madonna senza dita e l’angelo decapitato

«Li hanno presi a sassate»

Impressiona vedere la navata centrale della chiesa piena di calcinacci ed escrementi. La polvere, tanta, non riesce a coprire le scritte ingiuriose, le svastiche e altri simboli disegnati con lo spray sui muri. Ai piedi del bell’altare di marmo ci sono i resti del prezioso bassorilievo in gesso della seconda metà del ‘600. Le teste di alcuni angeli sono per terra, le hanno recuperate i ragazzi dell’oratorio (Andrea, Giovani, Pablo, Andrea, Giuliano, Luca, Andrea), alla Vergine del suffragio mancano alcune dita, così come altri personaggi sono sfregiati: «Li prendevano a sassate» spiega don Pietro Cesena. La devastazione è dappertutto: i vetri colorati, le colonne, gli inginocchiatoi, il pavimento. «Abbiamo, però, salvato un importante crocifisso» dice don Pietro. All’esterno c’era anche un’acquasantiera, che è stata rubata. nell’edificio a fianco della chiesa, invece, nelle stanze ci sono materassi abbandonati, taniche di oli usati, una cucina, tante batterie usate e altra sporcizia. Ci vivevano alcuni immigrati, poi sgomberati. ma colpire è anche la cripta sotterranea, coni loculi per le ossa. E’ difficile entrare: lo si fa solo da una piccola finestra con le sbarre divelte. La bellezza della cripta, piena di ossa, è offuscata da scritte e da resti di fuochi accesi sul pavimento. Ma il sole di ieri le ha restituito parte della bellezza. Gianfranco Salvatori
 
 
 

    

 
 

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