IL
LIBRO 6 |
LA COMMANDERIA
TEMPLARE
Possiamo
parlare di una precisa "Geografia Sacra Templare"?
Sicuramente sì!!!
La
collocazione delle Commanderie del Tempio segue
ovunque una logica precisa, riguardante i punti
elettromagneticamente più forti oltre che
strategicamente importanti e logisticamente
interessanti.

Troviamo
infatti, tuttora un po' dovunque negli insediamenti
Templari Italiani, la presenza d'alberi di quercia,
acqua corrente in quantità, sia essa portata da un
grande fiume o più spesso da torrenti, rogge e canali,
pozzi d'acqua potabile profondi ed utili a pratiche
iniziatiche assai importanti, presenza di rovi o
piante spinose che in ogni modo proteggevano la rosa
mistica templare, un'esposizione massima possibile al
sole trionfante, un orientamento delle Chiese
praticamente costante fino agli ultimi tempi, un
controllo, infine, voluto e cercato delle principali
strade di comunicazione sia Romane che medievali, dei
pochi ponti rimasti e degli innumerevoli guadi
attraversabili in determinati periodi dell'anno.
Le
Commanderie o Capitanerie o Mansio Fortificate o Case
Rusticali costituivano le unità territoriali di base
della formidabile organizzazione del Tempio, alcune di
loro erano assolutamente militari, soprattutto nelle
aree di confine quali il Portogallo, le Marche
Spagnole, le frontiere Siriane e quelle Ungheresi, ma
la maggior parte avevano il compito di produrre
ricchezza per sostenere il tesoro di guerra.

A prima
vista nulla differenziava le Commenderie dalla
case-fortezza sparse nelle campagne europee italiane,
tranne probabilmente un rigore tutto militare ed
un'atmosfera assolutamente ascetica derivanti dalla
doppia natura di Monaco-Cavaliere dei suoi abitatori.
Riscontriamo, infatti, da un lato il perfetto stato
delle opere di difesa e dall'altro l'insolita ampiezza
della cappella e della Chiesa; staglia verso il cielo
le sue possenti e solide torri e le merlature a
scacchiera, sull'orlo di qualche precipizio, al fondo
di qualche scosceso vallone, dominando un pericoloso
guado o uno strategico incrocio di antiche vie
consolari.
Tutta la
costruzione può essere romanica o gotica, a seconda
che fosse stata donata al Tempio o edificata
completamente di nuovo.
La
Regola Templare proibiva formalmente infatti, di
demolire un castello o convento o casa fortificata
ricevuta in donazione; tuttalpiù aggiungevano
scuderie, case o una torre, aggiornando le difese alle
nuove esigenze belliche.

Penetriamo ora nella fortezza: è ad un tempo castello,
convento, granaio, ricovero per le bestie, i cavalli e
gli armenti.
Troviamo
in rapida successione la sala del Capitolo, la Chiesa
o Cappella orientate, la mensa dei Cavalieri, il
dormitorio monacale, le scuderie per i destrieri e i
ronzini, i vasti granai per conservare i cospicui
raccolti. Di fondamentale importanza la presenza di
una pescheria, vasche di acqua dolce dove venivano
allevate diverse specie di pesci, nutrimento
fondamentale del Templare, al quale era consentito
mangiare carne solamente tre volte alla settimana, e
per lunghi periodi l'astinenza ed il digiuno rendevano
vitale la possibilità di nutrirsi di verdure e di
pesce fresco.
Normalmente vicino all'abside della Cappella vi era
poi il suggestivo cimitero dei Cavalieri e dei "Donati
al Tempio" dove i fratelli dormivano il loro eterno
sonno protetti da croci patenti abitualmente racchiuse
in cerchi solari di pietra con incisi arcani simboli
misterici.
Lievemente diverse erano le Commanderie cittadine del
Tempio, quasi sempre nel numero di due, una
immediatamente all'esterno delle mura cittadine e
l'altra, vicina, all'interno della città in una zona
non ancora soffocata da edifici e costruzioni attigue:
era infatti indispensabile tenere il più possibile "a
distanza" la vita profana.
Centinaia furono gli insediamenti Templari Italiani e
come potrete vedere se deciderete di seguirmi in
questo moderno pellegrinaggio con intenzioni antiche,
moltissime rimangono tutt'oggi a testimoniare la
versatilità e la grandezza dell'Ordine del Tempio.

Questo,
pensate, nonostante i più forti poteri profani e
religiosi abbiano tentato nei secoli addirittura di
distruggerne la memoria: a partire dal Re di Francia
Filippo il Bello e dal pontefice Clemente V, carnefici
del Tempio, fino all'Ordine Domenicano e all'Ordine
dei Cavalieri di Rodi ora di Malta, che subentrarono
nei possedimenti Templari un po' in tutta Europa.
E come
dimenticare la furia iconoclasta di Papa Giovanni XXII
che invitava con bolle e incitamenti "a scalpellare le
croci patenti, gli affreschi, i sigilli ed i sinboli
templari da ogni luogo perchè se ne estinguesse la
memoria in eterno".
Con
questo modesto lavoro intendo fare la mia parte perché
ciò non accada né oggi né mai.