LA TRADIZIONE CAVALLERESCA |
|
ELEMENTI
TRADIZIONALI 3
|
|
Tratto
da
“Il Mistero del Rito Sacrificale”
di
Gastone
Ventura
(Collezione rara)
|
I
saggi chiamano savio colui che intraprende ogni azione
libero dal desiderio e dall’interesse e i cui atti
sono arsi dal fuoco della Sapienza. (Bhagavad Gita V,
19)
…il fumo dei sacrifici
che sale da quaggiù accende le lampade dell’alto in
modo che tutte le luci brillano in cielo. Dalle Tavole
di smeraldo e di rubino, risulta che il mondo
superiore è mosso da quello inferiore e questo da
quello e che “ciò che è in alto è simile a ciò che è
in basso e viceversa”.

Il rito non è preghiera
come molti credono, bensì azione…Il rito si fa secondo
la razza, secondo la stirpe e secondo la famiglia, tra
gli uomini. Li-Ki dice che il rito è il canale lungo
il quale si possono cogliere le vie del Cielo.
Non si può confondere
il rito con la cerimonia anche se essa ha o può avere
carattere emozionale; il sacrificio è il senso e lo
scopo del rito e con lui si confonde.
Nel caso della
iniziazione il sacrificio deve essere di ordine
astratto, spirituale; deve portare all’annientamento
della personalità moderna, tellurica, per risorgere (o rinascere) con personalità tradizionale.
Nella realtà odierna
fondatori di ordini più o meno iniziatici hanno
inventato riti e sacrifici o hanno ridotto il rito
(legato indissolubilmente al sacrificio e con questo
confondentesi) a mera rappresentazione, fine a se
stessa con ciò commettendo il sacrilegio.
…i rappresentanti della
scienza e della cultura ufficiali, di fronte a
problemi spirituali che non riescono a spiegare col
metro al quale sono abituati o li accantonano
qualificandoli di mito o di superstizione, oppure li
deviano nel mondo fenomenico della vita fisica,
sociale e politica, per cui, in sostanza, il rito è
diventato una specie di rappresentazione coreografica,
o un n cerimoniale di altri settori del vivere
materiale.
Scriveva giustamente
Julius Evola che il rito fu “il cemento originario
delle organizzazioni tradizionali: esso spettava
innanzitutto al re; era poi prerogativa delle caste
aristocratiche e sacerdotali, della magistratura e
infine dei patres, i capifamiglia.”
…indicazione del senso
del sacrificio è l’azione generatrice di un Dio o di
un eroe, e la sua ripetizione legata alla tradizione
sacrificale facente capo a quel Dio o eroe,
ripetizione che rinnova la virtù di quel Dio o di
quell’eroe portandola al servizio di coloro che
eseguono il rito.
…Osiride si può
identificare come il propagatore, fra gli uomini, del
rito sacrificale. Con la sua uccisione e la
dispersione delle parti del suo corpo dilacerato ad
opera del fratello Seth, Osiride dopo tale sacrificio,
compie il viaggio nell’altro mondo; passa l fiume che
porta ad occidente ed entra nel mistero delle terre
sconosciute di quei luoghi oscuri.
…e conosce il loro
segreto e di tali luoghi diventa il re e il giudic3e
supremo di tutti coloro che tentano di raggiungerli
dopo la loro morte. Tuttavia è anche un Dio solare
perché risuscita: rinasce grazie ai riti (Khu) che il
figlio Horus compie.
…a proposito di magia
come di stregoneria, va precisato che queste
operazioni nulla hanno a che vedere con i riti anche
se il rito può essere rivolto a potenze oscure, sempre
però appartenenti al sovrannaturale da non confondersi
con esperimenti di tipo spiritico o del genere, che
rientrano nel mondo fenomenico sia pure il più basso
ed oscuro ed esulano da qualsiasi forma di
spiritualità positiva o negativa.
Per quel che si
riferisce ai Veda dice il Rishi della più antica
tradizione Indù: “con tre parti di me stesso ho creato
tutto questo universo” con ciò lasciando intendere che
il Creatore per far sorgere questo universo ha
rinunciato a tre parti di se stesso, ha sacrificato
cioè queste tre parti in favore della creazione.
…Krisna dice ad Arjuna
nello Yoga della Sapienza dove specifica anche i vari
tipi di sacrificio: “alcuni devoti sacrificano agli
dei, altri nel fuoco che è Brahman, offrono il
sacrificio col sacrificio stesso”.

…così varie specie di
sacrifici sono prescritti nei Veda. Intendi che essi
tutti, nascono dalla azione e così intendendo sarai
liberato.
…il discorso non è
rivolto a tutti; è rivolto da un Dio ad un eroe,
perché solo il Dio, l’eroe, il sacerdote, l’iniziato,
insomma un capo per diritto sacrale o chi ha superato
il limite del mondo fisico nutrendosi di metafisica,
ha il potere di effettuare ritualmente il sacrificio.
Gli altri, sono succubi del karma, perché il
sacrificio fanno per trarne un vantaggio. Cioè, non
rinunciano al frutto dell’azione e perciò non agiscono
ritualmente anche se formalmente seguono il rito e
provocano karma che dovranno pagare.
Dal rito sacrificale ci
si deve attendere soltanto un innalzarsi, un liberarsi
sulla via del raggiungimento del piano dell’ente cui
il sacrificio è rivolto: un ponte in altre parole, fra
la condizione dell’uomo e quella di Dio.
…il sacrificio non è
pena, dolore, fatica e disperazione: è rito e come
tale è Verità.
Oggi, nella civiltà
delle macchine, che ha ridotto tutto al “do ut des”,
autentico regno di Mammona, dove tutti gli uomini sono
dei mercenari pronti a qualsiasi abiezione pur di
guadagnar danaro per appagare quasi sempre inutili
desideri fatti passare per bisogni; dove si parla in
continuazione di libertà a ci si serrano sempre più
intorno le catene della più orrenda schiavitù, e ci si
riempie la bocca dei termini di uguaglianza e di
fratellanza, mentre imperano la prepotenza, la rapina,
l’omicidio e la strage, il senso del sacrificio è
andato pressoché se non del tutto perduto.
Il rito del battesimo è
un tiro fondamentale senza del quale non si è
cristiani e comprende l’esorcismo, la rigenerazione,
la comunicazione della grazia, la fides al Cristo, la
protezione della Chiesa, l’unzione e il libero
arbitrio.
…quando il sacerdote
pronuncia il nome (o i nomi perché li pronuncia tutti)
del battezzando il padrino si unisce spiritualmente al
bimbo e contrae con lui una paternità astratta che gli
impedisce di contrarre matrimonio.
In rappresentanza del
bimbo, il padrino si assume la fides verso il Cristo e
il Cristo assegnando col mezzo del suo sacerdote i
nomi al neonato ne acquista l’assoluta proprietà.
Concludendo questo
breve saggio vale la pena di indicare i tre momenti
essenziali del rito sacrificale: purificazione
dell’esecutore; invocazione provocante la saturazione
dell’ambiente sacrificale; azione sacrificale ovvero
uccisione reale o astratta della vittima designata
(simbolicamente morte del recipiendario nel caso di
iniziazione).

TAVOLA DI SMERALDO
I
E’
vero senza menzogna, è certo e verissimo che ciò che è
in basso è simile a ciò che è in alto; e ciò che è in
alto è come ciò che è in basso, per compiere i
miracoli della Cosa Una.
II
E come tutte le cose vennero dell’Uno
per mediazione dell’Uno così tutte le cose nacquero
dalla Cosa Una per adattazione.
III
Suo Padre è il Sole, sua Madre è la
Luna; la porta il Vento nel ventre suo e la Terra è la
sua nutrice.
IV
Questo è il padre del Telesma di tutto il mondo.
V
La sua forza è integra se si riversa
sulla Terra.
VI
Separerai
Terra da Fuoco, il sottile dal denso, delicatamente,
con grande cura.
VII
Ascende
dalla Terra al Cielo e ridiscende in Terra
raccogliendo la forza delle cose superiori e delle
inferiori.
VIII
Tu avrai così la gloria di tutto il
mondo e fuggirà da te ogni oscurità.
IX
Qui consiste la forza forte di ogni
fortezza: perché vincerà quel che è sottile e
penetrerà tutto quello che è solido.
X
Così fu creato il Mondo. Da ciò
deriveranno adattazioni mirabili il cui segreto sta
tutto qui.
XI
Pertanto fui chiamato Ermete
Trismegisto, possessore delle tre parti della
filosofia di tutto il mondo.
XII Ciò che ti dissi dell’operazione
del Sole è completo
