LA TRADIZIONE CAVALLERESCA |
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ELEMENTI
TRADIZIONALI 1
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Tratto
da
“Rivolta contro il Mondo Moderno”
di
Julius Evola
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IL SIMBOLISMO
POLARE: IL SIGNORE DI PACE E GIUSTIZIA |
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(Parte prima, Cap.
3) |
Come
punto iniziale si può prendere la nozione indù del
cakravarti o “Signore universale”. In un certo modo in
essa si può vedere l’archetipo della funzione regale.
Cakravarti
letteralmente vuol dire Signore o Volgitore della
Ruota – il che riporta all’idea di un “centro” il
quale poi corrisponde anche ad uno stato interiore, ad
un modo d’essere o, per dir meglio, al modo
dell’essere.

Infatti la Ruota è
anche un simbolo pel samsara, per la corrente del
divenire(…rota fati, la “ruota delle necessità” degli
Elleni) e il suo centro immobile esprime allora la
stabilità spirituale inerente a chi non appartiene a
tale corrente e che, come tale, può ordinare e
dominare secondo un più alto principio le energie e le
attività legate alla natura inferiore.
“Chi
domina mediante la Virtù (celeste) rassomiglia alla
stella polare. Essa resta ferma al suo posto, ma tutte
le stelle le volgono intorno.” -
Lunyu, II, 1.
…la regalità assume
dunque il valore di un “polo” riportando ad un
simbolismo tradizionale generale.
…nei Misteri classici
ricorre il rito del sedersi immobilmente su di un
trono…l’intronamento regale, precedeva il divenir uno
con Dio.
Secondo Kongzi (Confucio),
l’uomo designato alla sovranità, di contro a quello
comune, ha
“un principio di
stabilità e di calma anziché di agitazione; ha in sé
l’eternità, invece di moti istantanei di gioia”.
Dante parlerà dell’imperator
pacificus, titolo già ricevuto da Carlomagno.
…si tratta di quella
calma che testimonia realmente il sovrannaturale.
Il Cakravarti, il
Sovrano universale, oltre che “Signore di Pace”, è
Signore… della “Giustizia”.
Pace e Giustizia… questi
attributi si ritrovano nella misteriosa figura di Melchisedek (dall’ebraico mekki-tsedeq: re di
Giustizia), re di Salem (secondo l’esegesi di S. Paolo:
Pace e Gerusalemme).
Giustizia… eco di
ordinamenti tradizionali di più antichi tempi. Ciò
presuppone per la funzione regale un potere superiore
di conoscenza… virtù di sovrannaturale intelletto…
Pace… perfezione di
attività, attività pura, intera e raccolta in sé
stessa. Si tratta di quella calma, che testimonia
realmente il sovrannaturale.

L’ANIMA DELLA CAVALLERIA
(Parte prima, Cap. 13)
…in origine non solo la
regalità, ma anche la nobiltà tradizionale fu definita
da un elemento spirituale.
Va anzitutto notata la
differenza esistita nel Medioevo europeo fra
l’aristocrazia feudale e quella cavalleresca. La prima
era legata ad una terra e alla fedeltà ad un dato
principe.
La cavalleria si
presenta invece come una comunità superterritoriale e
supernazionale i cui membri, consacrati al sacerdozio
militare, non avevano più patria e dovevano fedeltà…
1- ad un’etica avente
per valori fondamentali l’onore, la verità, il
coraggio e la lealtà
2- ad una autorità
spirituale di tipo universale (Circa il culto ario
della verità, il giuramento dei cavalieri era : “per
Dio, che non mente”…) [per noi Templari, Gesù il
Cristo]
A ciò si chiedeva che
l’aspirante compisse imprese tali da
dimostrare…l’anzidetta doppia fedeltà.
Nelle forme più antiche
della ordinazione cavalleresca il cavaliere ordinava
il cavaliere… quasi come se nel guerriero esistesse una
forza, “simile ad un fluido” si è potuto dire, capace
di far sorgere nuovi cavalieri per trasmissione
diretta.
In seguito, si ebbe un
rito religioso per l’ordinazione cavalleresca.
…i cavalieri votavano
anche ad una donna (la dama) le loro imprese eroiche…
…la donna… intesa come
figurazione per la “Sapienza Santa”, una incarnazione
della “donna trascendente” o “divina”, del potere di
una spiritualità trasfigurante e di una vita non mista
a morte.
…il possesso della sua
“donna” deriva automaticamente dalla sua vittoria…
Noi così entriamo in un
ordine di esperienze vissute per cui si deve
allontanare l’idea che in tutto ciò si tratti
solamente di simboli astratti inoperanti. In
particolare…per quel che riguarda il caso in cui la
“donna iniziatica” o la “donna segreta” poté essere
anche evocata in una donna reale…una via speciale per
la rimozione effettiva del limite dell’Io e per la
partecipazione a forme superiori dell’essere.
Frammenti… di un antico
simbolismo sono attestati anche in altri casi… che il
cavaliere appaia talvolta unito al cavallo e a tal
segno… il cavallo appare nei noti miti di Perseo e Bellerofonte.
Il simbolismo si fa più
trasparente nel mito platonico, ove l’esito del
contrasto fra cavallo bianco e cavallo nero, con
l’anima quale auriga, decide del destino
trascendentale di quest’ultima.
Su un piano più
relativo e storico l’elemento dell’aristocrazia
cavalleresca europea ebbe una statuizione formale nel
rito dell’ordinazione quale si definì verso il XII
secolo.
Dopo un doppio periodo
settenario di servizio presso un principe…dai sette ai
quattordici e dai quattordici ai ventun anni, nel
quale si dovevano dare prove di lealtà, di fedeltà e
di ardimento, aveva luogo questo rito…prevalentemente
nella Pasqua o alle Pentecoste, già con questo
rimandava all’idea di una resurrezione o “discesa
dello Spirito”.
Anzitutto vi era un
periodo di digiuno e di penitenza, poi una
purificazione simbolica con un bagno, a che – dice il
Redi – “questi cotali cavalieri…menino nuova vita e
nuovi costumi”.
Seguiva o talvolta
precedeva la “veglia delle armi”: l’iniziato passava la
notte nel tempio, in piedi o in ginocchio, con divieto
di sedersi un solo istante, in orazione a che la
divinità propiziasse il conseguimento a quanto mancava
alla sua qualificazione.
Infine si aveva la
consacrazione sacerdotale delle armi deposte
sull’altare, con la quale il rito si concludeva… quasi
a connettere ad ogni azione cavalleresca un’azione
anche interiore.
Nell’elenco delle virtù
cavalleresche…come prima si incontra la sapienza...
…e Ugo di Tabaria, nel
suo Ordene de Chevalerie, fa del
cavaliere un “sacerdote armato” che per questa sua
doppia qualità ha diritto di entrare in chiesa e di
mantenervi l’ordine con la sua Spada Santa.

LA
GRANDE E LA PICCOLA GUERRA SANTA
(Parte prima, Cap. 17)
Dato che alla visione
tradizionale del mondo ogni realtà era un simbolo ed
ogni azione un rito, ciò non poteva non valere anche
per la guerra. Così la guerra poté rivestire un
carattere sacro, e la “guerra santa” e la “via di Dio”
potettero divenire una sola cosa.
In
forma più o meno esplicita questo concetto si ritrova
in molte tradizioni…Livio riferisce che i guerrieri
sanniti presentavano l’aspetto di Iniziati. –
Livio, IX, 40, 9
…nell’antico Messico il
conferimento del grado di comandante – tecuhtli
– era subordinato al superamento di aspre prove di
tipo iniziatico e fino a tempi recenti la nobiltà
giapponese guerriera dei Samurai ebbe in parte per
anima le dottrine e l’ascesi dello Zen, che è una
forma esoterica del Buddhismo.
…così per i Nordici
nessun sacrificio o culto era più gradito dal Dio
supremo e più ricco di frutti sovrannaturali, quanto
quello celebrato dall’Eroe che cade sul campo: e
“dalla dichiarazione di guerra sino alla vittoria
cruenta l’elemento religioso compenetrava le schiere
germaniche e trasportava anche il singolo”. - W.
Golther, Germanische Mythologie, cit., pp.554,303,325
sgg., 332.
Vi è qualcosa di più:
in queste tradizioni si trova l’idea che con la morte
eroica il guerriero passa dal piano della guerra
materiale terrena a quello di una lotta a carattere
universale e trascendente.
…la schiera degli eroi
raccolti…per Odino…è la falange di cui il Dio ha
bisogno per combattere contro il ragna-rokkr,
contro il destino di “oscuramento del divino” (da cfr.
col kali-yuga o “età oscura” della tradizione
indù) che incombe sul mondo da lontane età. – Cfr.
W. Golther, Germanische, cit., pp.289-290,294,359.
Ciò per l’idea generale
della integrazione della guerra in “guerra santa”.
Nella tradizione islamica vengono distinte due
guerre sante: l’una è la “grande guerra santa”…di
ordine interno e spirituale… è la lotta dell’uomo
contro i nemici che egli porta in sé. Più esattamente
è la lotta del principio più alto dell’uomo contro
tutto quel che in lui vi è di soltanto umano, contro
la sua natura inferiore e ciò che è impulso
disordinato e attaccamento materiale. – R. Guénon,
Le Symbolisme de la Croix, cit., pp.76 sgg..
L’altra è la “piccola
guerra santa”… che si combatte all’esterno contro
un popolo nemico, in particolare con l’intento di
riprendere popoli “infedeli” nello spazio, ove vige la
“legge di Dio”…
In effetti, in origine
l’Islam ortodosso concepì un’unica forma di ascesi:
quella legantesi appunto al jihad, alla “guerra
santa”.
Le situazioni esteriori
della vicenda guerriera determinano un affioramento
del “nemico” interiore, il quale come istinto animale
di conservazione, paura, inerzia, pietà o passione,
oppone una rivolta e una resistenza che chi combatte
deve vincere all’atto stesso di scendere in campo a
combattere e a vincere il nemico esteriore o il
“barbaro”.
…nella Bhagavad-gita…gli
stessi significati si ritrovano ad uno stato più
puro… rivelate a dinastie di re sacrali…
“A me dedicando tutta
l’azione”, dice il dio Krshna, “con la mente fissa
nello stato supremo dell’Io, esente dall’idea di
possesso, libero da febbre nello spirito, combatti” -
Bhagavad-gita, III, 38.
Su tale base si
definisce la forza atta a produrre la realizzazione
eroica. I valori si capovolgono: la morte diviene
testimonianza di vita, la potenza distruttrice del
tempo palesa la indomabile natura celata in ciò che al
tempo e alla morte soggiace.
Donde il senso delle
seguenti parole di Arjuna (che è Guerriero)… “Come le
innumerevoli fluide correnti scorrono dirette soltanto
al mare, similmente questi eroi del mondo mortale
entrano nelle Tue bocche ardenti” - Bhagavad-gita,
XI, 29, 28.
E Krshna: “Io sono il
tempo appieno manifesto…Sorgi dunque, e gloria ti
acquista: vinci i nemici… tu sìi lo strumento. Senza
timore combatti dunque, e i nemici vincerai nella
battaglia.”
- Bhagavad-gita,
III, 32, 33, 34.
…infrangendo il vincolo
umano…

Per la dottrina della
“guerra santa” qui, infine, faremo riferimento alle
Crociate. Il fatto che nelle Crociate si trovarono di
fronte come avversari uomini, che combattevano vivendo
la guerra, in fondo, secondo uno stesso significato
spirituale, mostra il luogo vero di quella unità nello
spirito tradizionale che può mantenersi non solo
attraverso le differenze, ma altresì attraverso i
contrasti più drammatici.
Appunto nel sorgere
l’uno contro l’altro per la “guerra santa”, l’Islam e
la Cristianità testimoniarono parimenti dell’unità
dello Spirito Tradizionale.
L’inquadramento delle
Crociate è ricco di elementi, atti a conferir loro un
possibile significato simbolico-spirituale. La
conquista della “Terra Santa”… in realtà si presentava
con molti più rapporti, di quanto non sia stato
supposto, con le antiche tradizioni, secondo le quali
“nel lontano Oriente, ove si leva il sole, si trova la
felice regione… ove non regna la morte ma i viandanti
godono celeste serenità e vita eterna”. – Cfr.
B. Kugler, Storia delle Crociate, tr. it.
Milano, 1887, p.21.
“non dimenticate mai
questo oracolo”, scriveva S. Bernardo nel De Laude
novae militiate, “sia che viviamo, sia che
moriamo, noi apparteniamo al Signore. Quale gloria per
voi il non uscir mai dalla mischia, se non coperti di
allori. Ma quale maggior gloria è mai quella di
guadagnare sul campo di battaglia una corona
immortale… O fortunata condizione, in cui si può
aspettare la morte senza timore, desiderarla con
impazienza e riceverla con animo fermo!”
Al Crociato si
prometteva… ”ristoro” sovrannaturale.
A tale stregua
Gerusalemme, mèta della conquista crociata, si
presentava nel doppio aspetto di una città terrena e
di una città celeste.
Nelle credenze
ebraico-cristiane Gerusalemme, del resto, venne
considerata spesso come una immagine della misteriosa
Salem; di cui è re Melchisedek.
…e la Crociata diveniva
l’equivalente, in termini di tradizione eroica, del
“rito” di un pellegrinaggio, e della “passione” di una
via crucis.
Peraltro gli
appartenenti agli Ordini che maggior contributo
dettero alle Crociate – ad esempio i Cavalieri del
Tempio e di S. Giovanni – erano uomini che, come il
monaco o l’asceta cristiano, “avevano imparato a
disprezzare la vanità di questa vita…tanto da dirigere
ormai il loro spirito verso qualcosa di più alto.” –
Cfr. J.F.Michaud, Storia delle Crociate, cit.,
p.582.
Con le preghiere
approntavansi a combattere e movevano contro
l’inimico. Loro mattutino era la tromba; loro cilizi
le armature di raro svestite; fortezze divenivano i
loro monasteri; e tennero il luogo di reliquie ed
immagini di Santi i trofei rapiti agli infedeli.
Non diversa ascesi
preparava quella realizzazione spirituale, che si
connette altresì all’aspetto segreto della cavalleria…
…e con espressioni
come… “Il Paradiso è all’ombra delle Spade”…
“Il sangue degli Eroi è
più vicino a Dio dell’inchiostro dei filosofi e delle
preghiere dei devoti”… ricorre lo stesso
spirito che animava altresì il dualismo guerriero
Mazdeo, per cui poi i seguaci di Mitra assimilarono
l’esercizio del loro culto alla professione delle
armi…e l’Iniziato, una volta tale, faceva parte della
“sacra milizia del dio di luce” – Cfr. F.Cumont,
Les religions orientales dans le paganisme
romaine, cit., pp. XV-XVI.
…nelle Crociate va
anche segnalata – perché vi ha un caratteristico
rilievo – la realizzazione dell’universalità e della
supernazionalità appunto attraverso l’ascesi
dell’Azione.
…forza…del
resto… fornita dalla cavalleria…istituzione
supernazionale… che “accorrendo dovunque scoppiasse una
guerra per portare il terrore delle loro armi in
difesa dell’onore e della giustizia”, a maggior
ragione dovevano raccogliere l’appello della guerra
santa. – Cfr. J.F.Michaud, Storia delle
Crociate, cit., p.581.
