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La carica dei nuovi inquisitori ai Templari
Cattolici d’Italia
di Umberto
Battini
Lo sappiamo
bene: l’Inquisizione medievale non fu tutta
quella voglia di sangue e arena che ci fu
propinata nei libri, gli studi storici più
recenti e, diciamolo, più seri e critici
pubblicati in questi ultimi anni, hanno
ridimensionato il fenomeno inquisitivo, e
tanto basta.
Quello che
meraviglia è che, sebbene latente, vergognoso
e subdolo, il gioco della inquisitio
continua a piacere a tanti difensori del
vincolo cristiano auto-proclamatesi perchè
vedrebbero languire la loro pretesa
inquisizione, da parte di vescovi e prelature
vaticane.
A Piacenza dopo
che hanno fatto la loro comparsa i Templari
cattolici, che hanno avuto la semplice idea di
ispirarsi ai valori dei Cavalieri del Tempio
di crociata memoria, e che riconoscono
appieno, senza sotterfugi l’autorità della
Chiesa Cattolica Apostolica Romana e quindi
della sua gerarchia, avendo il riguardo di
presentarsi ‘di viso’ ai vescovi ove essi
sperimentano la loro presenza, sono stati
accusati di riproporre ideali ‘scomunicati’.
Primo: i
Templari storici, non sono mai stati
scomunicati, solo sospesi in via
amministrativa da papa Clemente V, che salvò
il salvabile in questo modo, purtroppo perchè
quel brav uomo del re di Francia Filippo il
Bello con abili mosse subdole intraprese una
personale lotta per incamerare i bene dei
Templari. A tal uopo leggasi il recente libro
di Barbara Frale ‘I Templari’, il Mulino 2005
e non solo: qui si apprendono le ultime
recenti affidabili inderogabili ricerche
storiche sui nostri cavalieri, che se è vero
che nel tempo sono stati ‘preda’ di massoni e
giacobini con vello pecorino, finirono anche
nel mito, che l’uomo chissà perchè tende
sempre a creare, mantenere, far proprio, ma
questo è altro discorso perché è vero che di
tutta l’erba non bisogna fare un fascio.
Secondo:
accusare questi moderni seguaci dei primigenii
cavalieri di avere mire che rasentano
l’eresia, la scomunica, la massoneria più
anticattolica sa un pò di razzismo, furbismo e
povertà non solo intellettuale ma anche e
soprattutto cattolica. Per personale
esperienza posso solo dire, avendone e
continuando a sperimentarne l’amicizia,
sebbene io incline alla ‘solitudo’ che mi
avvicina a quel santo di Piacenza che fu ed è
Corrado dei Confalonieri, (anch’egli non poco
dileggiato sulle basi di chi sa quale
inquisitio razional-storico-cattolica
pretesa), che essi sono dei bravi ragazzi e
ragazze, uomini e giovani, persone di varie
parti dell’Italia, che con sacrificio si
ritrovano a pregare, ascoltar sante messe,
discorre di umanità. Averli a Piacenza non può
che essere positivo ed il fatto che sacerdoti,
vescovi di diocesi italiane, semplici
cattolici o semplici curiosi dall’animo morto
al pregiudizio, li incoraggino e li sostengano
anche solo partecipando in gran massa alle
sante messe che vede i cavalieri presenti
quali modelli positivi, sfaccettature
variegate di un cristianesimo che non si
nasconde, che sà di aver bisogno di continua
crescita e sperimentazione ma in modo
concreto, è fattore positivo: il cristianesimo
è continua crescita personale e confronto e
ben vengano questi uomini e donne in mantello
che ci rimandano a ricordanze che sanno di un
sano medioevo.
L’aver
materialmente ripulito a suon di sudore,
grazie alla lungimiranza del parroco di Borgo
Trebbia che li ha accolti, la piacentina
‘chiesa della peste’, oggi non più solo
oratorio ma Santuario della Beata Vergine
del Suffragio dei poveri, ed anche la
sottostante capiente cripta-ossario, è un
segno positivo ed amorevole di questi moderni
seguaci dei cavalieri vicini a San Bernardo.
E questa chiesa
è stata ripulita non solo nella parte
materiale, ma anche in quella spirituale che
era stata molto offesa dai profanatori dediti
al satanismo, dalla incuria e dalla
dimenticanza successiva, che però nei fatti e
nell’accorrere di popolo, dimostra come la
gente piacentina e di Borgo Trebbia per prima,
aspettassero questa felice riapertura al
popolo, tutto quanto.
Per questo il
premio al modello di questi volenterosi
operatori nella scia della tradizione
cristiana non può che essere l’accoglienza e
l’incoraggiamento, primo fra tutti di questi
lungimiranti vescovi, quale quello di Piacenza
e dalla Cattedrale è stato donato quel
maestoso e bellissimo santo crocifisso che si
può vedere oggi affisso alle mura del
Santuario.
Sono invece da
evitare, deprecare e bisognosi di tolleranza e
amorevole cura cristiana, coloro che
inveiscono contro i modelli positivi, color
che sono ancora all’antico testamento ed ai
quali le nuove strade di quella che è la
grande meraviglia della proposta cristiana
incutono terrore e li portano a posporre il
proprio giudizio a quello della Chiesa Madre
sia terrena che celeste.
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