LA TRADIZIONE CAVALLERESCA
 

ELEMENTI TRADIZIONALI 6

"TRASLAZIONE DELL'IMPERO. IL MEDIOEVO GHIBELLINO"

da "Rivolta contro il mondo moderno" di Julius Evola, parte 2°, cap. 11

La potenza della tradizione che dette il suo volto a Roma si palesò, nei confronti del cristianesimo, nel fatto che se la nuova fede riuscì a sovvertire la civiltà antica, non seppe realmente conquistare il mondo occidentale quale cristianesimo puro…lo potè più in grazia ad elementi ripresi dall’opposta tradizione – ad elementi romani e precristiani…

Il risultato fu dunque un ibridismo.

Tuttavia in un determinato ciclo l’idea cristiana secondo quei concetti, nei quali, in genere, aveva risaltato il sovrannaturale sembrò esser assorbita da quella romana in forme tali, da rialzare fino ad una speciale dignità la stessa idea imperiale, la cui tradizione nel centro dalla “città eterna” era ormai decaduta.

G. Dorè - La Crociata dei fanciulli

Tale fu il ciclo bizantino, il ciclo dell’Impero Romano d’Oriente.

…l’idea imperiale bizantina presenta un alto grado di tradizionalità.

Vi si afferma il concetto del dominatore sacrale la cui autorità è dall’alto, la cui legge, immagine di quella divina, ha un diritto universale…a lui spettando la direzione delle cose sia temporali, sia spirituali.

Vi si afferma l’idea dei “Romani”, quale unità di coloro che appunto il crisma insito alla partecipazione all’ecumene romano-cristiano eleva ad una superiore dignità…

L’Impero, di nuovo, è sacrum e la sua pax ha un significato ultraterreno. 

Ma nella decadenza romana…la sostanza etnica ancor più che nel precedente ciclo imperiale romano fu improntata dal demonismo, dall’anarchia, dal principio di incessante agitazione proprio del mondo ellenico – orientale disgregato e crepuscolare.

Anche qui il dispotismo e una struttura centralistica burocratico – amministrativa si illusero di raggiungere ciò che può procedere soltanto dall’autorità spirituale di rappresentanti degni circondati da uomini che effettivamente, per razza interna e non solo per nome, avessero qualità di “Romani”.

Così…dell’idea romano – cristiana bizantina non rimasero che echi, in parte assorbiti, in forma assai modificata, da popoli slavi, in parte rifusi nella ripresa costituita dal Medioevo ghibellino.

Per poter seguire lo sviluppo…è d’uopo considerare brevemente il cattolicesimo.

Il cattolicesimo prese forma attraverso...vari aspetti…del cristianesimo delle origini, l’organizzazione di un corpus rituale, dogmatico e simbolico di là dal semplice elemento mistico – soteriologico, l’assorbimento e l’adattazione di elementi sia dottrinali, sia organizzativi tratti dalla romanità e dalla civiltà classica in genere.

Ma gradatamente si passa alla idea della parità dei due poteri, di Chiesa ed Impero…

…si finisce con l’ammettere l’idea che il governo regale è da paragonarsi a quello del corpo, ma il governo sacerdotale a quello dell’anima: così si abbandonava implicitamente la stessa idea della parità dei due poteri e si preparava una effettiva inversione dei rapporti.

In Bonifacio VIII, che non esiterà a salire sul trono di Costantino con spada, corona e scettro e a dichiarare: “Io sono Cesare, io sono Imperatore” si ha dunque la conclusione logica di un rivolgimento…onde si finisce con l’attribuire al sacerdote entrambe le spaede evangeliche, quella spirituale e quella temporale, e nell’Impero si considera semplicemente un beneficium conferito dal Papa…

G. Dorè - La partenza da Aigues Mortes

Così avvenne una traslazione.

L’idea romana venne ripresa da razze di diretta derivazione nordica…È l’elemento germanico che ora difenderà…l’idea imperiale…che andrà a destare a nuova vita la forza formatrice dell’antica romanitas.

Per tal via sorgono il Sacro Romano Impero e la civiltà feudale.

Sono le ultime due grandi apparizioni tradizionali che l’Occidente conobbe.

Quanto ai Germani…nei confronti di una “civiltà” disanimatasi da un lato in strutture giuridico – amministrative, sfaldatasi, dall’altro, in forme “afroditiche”…potettero ben apparire come dei “barbari”.

Principi dell’onore, della fedeltà, della fierezza…discendevano dalle propaggini che per ultime lasciarono le sedi artiche e che quindi erano state preservate dalle mescolanze e dalle alterazioni subite da popoli affini…come…per ceppi paleoindoeuropei stabilitisi nel Mediterraneo preistorico.

È così che i popoli nordico – germanici…recavano nei loro miti le tracce di una tradizione derivata direttamente da quella primordiale.

Il contatto dei popoli germanici col mondo romano cristiano ebbe un doppio effetto.

1-  Da un lato, se la loro discesa finì per sconvolgere, in un primo tempo, la compagine materiale dell’Impero, dal punto di vista interno si risolse in un apporto vivificante, in virtù del quale dovevano stabilirsi i presupposti per una civiltà nuova e virile, destinata a riaffermare il simbolo romano.

Per questa stessa via, in seguito si operò anche una essenziale rettificazione del cristianesimo e dello stesso cattolicesimo, specie quanto a visione generale della vita.

2-  Dall’altro lato, sia l’idea dell’universalità romana, sia il principio cristiano nel suo aspetto generico di affermazione di un ordine sovrannaturale, produssero un risveglio della più alta vocazione dei ceppi nordico-germanici, valsero ad integrare su un piano più alto e a far vivere in una forma nuova ciò che in essi spesso si era materializzato e particolarizzato in sede di tradizione di singole razze. La “conversione”, più che snaturare le loro forze, spesso le purificò e le adeguò ad una ripresa dell’idea imperiale romana.

Secondo l’aspetto politico, proprio l’ethos congenito delle razze germaniche dette alla realtà imperiale un carattere vivente, saldo e differenziato.

La vita delle antiche società nordico-germaniche si basava su tre principi della personalità, della libertà e della fedeltà.

Ad essa era del tutto estraneo sia il senso promiscuo comunitario, sia l’incapacità del singolo a valorizzarsi…

Qui l’essere libero è, pel singolo, la misura della nobiltà.

Ma questa libertà non è anarchia e individualistica, è capace di una dedizione di là dalla persona… 

“La suprema nobiltà di un Imperatore romano è di essere non un padrone di schiavi ma un signore di uomini liberi, il quale ama la libertà anche in coloro che lo servono.” 

Per l’ultima volta in Occidente si costituì…la quadripartizione sociale tradizionale in servi, borghesia, nobiltà guerriera e rappresentanti dell’autorità spirituale.

Formando dalla propria sostanza la cavalleria (intesi come Ordini ascetico-cavallereschi), quel mondo dimostrò di nuovo l’efficienza di un principio superiore. Fu come una “razza dello spirito”…

Avendo per ideale l’eroe…il vincitore…ponendo la somma di tutti i valori nella fedeltà e nell’onore…avendo per principio non di amare il nemico, ma di combatterlo e di essere magnanimi solo dopo averlo vinto…

G. Dorè - Riccardo e Saladino alla battaglia di Arsuf

…la “prova delle armi”, la decisione di ogni questione attraverso la forza, considerata una virtù confidata da Dio all’uomo per far trionfare la giustizia, la verità e il diritto sulla terra…si estende fino al teologico…proponendo l’esperimento delle armi e la “prova di Dio” persino in materia di fede.

…unisce spirito e potenza, vede nella vittoria una specie di consacrazione divina. 

L’insieme di tali elementi storici e mitici fa dunque sì che Goffredo di Buglione sia – in relazione alle crociate – ancora un simbolo per il significato di quella forza segreta…

Nell’etica cavalleresca e nella rude articolazione del regime feudale…

Nel risorto principio di una casta guerriera asceticamente e sacralmente reintegrata…

Nell’ideale segreto dell’Impero e in         quello delle crociate…la tensione verso la sintesi spirituale si allenta (e) dopo la civiltà ghibellina – splendida primavera di Europa strozzata al suo sorgere – il processo di caduta riprenderà.                                                     

                                                                    

 

    

 

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