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"TRAMONTO DELL'ECUMENE MEDIEVALE. LE NAZIONI"
da "Rivolta contro il mondo moderno" di Julius Evola,
parte 2°, cap. 12
Cause
dall’alto e cause dal basso determinarono la decadenza
del Sacro Romano Impero e, poi, in genere, del
principio della vera sovranità.
Ora, nel punto in cui
un Impero cessa di essere sacro, esso comincia a non
essere più nemmeno Impero. Il suo principio e la sua
autorità secondo il livello e, raggiunto il piano
della materia e della mera “politica”, non possono
mantenersi perché tale piano, per sua natura, esclude
ogni universalità e ogni superiore unità.

Già nel 1338 Ludovico
IV di Baviera dichiara che la consacrazione imperiale
non è più necessaria, e che il principe eletto è
imperatore legittimo già in forza a questa elezione:
emancipazione, che Carlo IV di Boemia conduce a
termine con la “Bolla d’Oro”.
Si può dire che a
partire da allora essi persero il “mandato dal Cielo”
e che…il rito si era ridotto ad una vuota, disanimata
cerimonia.
Quando…decade la
dignitas che può far troneggiare oltre il
molteplice, il temporale, il contingente; quando…viene
meno al capacità di una fides, di un
riconoscimento più che materiale…allora nasce la
tendenza centralizzatrice, l’assolutismo politico che
cerca di tenere insieme il tutto mediante una unità
violenta, politica e statale, anziché essenzialmente
superpolitica e spirituale; oppure prendono il
sopravvento i processi del puro particolarismo e della
dissociazione.
I re cominciarono a
rivendicare per le loro unità particolari lo stesso
principio di assoluta autorità proprio all’Impero,
materializzando ed affermando alla fine una idea nuova
e sovvertitrice: quella dello Stato
nazionale (in Europa furono i legisti francesi
ad affermare per primi che il re dello Stato nazionale
ha direttamente da Dio il suo potere, ed è “imperatore
nel suo regno”).

Per un processo analogo
si dirompe una molteplicità di Comuni, di città libere
e di repubbliche, di enti che tendono a costituirsi
ognuno a sé, passando alla resistenza e alla rivolta
non solo contro l’autorità imperiale, ma anche contro
la nobiltà.
Decade la stessa
cavalleria, e con essa, l’ideale di un tipo umano
formato da princìpi a carattere puramente etico e
spirituale: i cavalieri passano a difendere i diritti
e a sostenere le ambizioni temporali dei loro principi
e, alla fine, degli Stati nazionali.
L’Europa cristiana
assiste inerte alla caduta dell’Impero d’Oriente e di
Costantinopoli ad opera degli Ottomani, non solo, ma
un re di Francia, Francesco I, doveva dare il primo
colpo al mito della “Cristianità” che faceva da base
all’unità europea quando, nella sua lotta contro il
rappresentante del Sacro Romano Impero, non esitò non
solo a sostenere i prìncipi protestanti in rivolta, ma
anche ad allearsi col Sultano: e la lega di Cognac
(1526) vide il capo della Chiesa di Roma prendere la
stessa via, si assistette all’assurdo di Clemente VII
alleato alla Casa di Francia scendere in campo contro
l’imperatore avendo per alleato il Sultano proprio
quando l’avanzata di Solimano II in Ungheria
minacciava di travolgere tutta l’Europa e quando il
protestantesimo in armi stava per sconvolgere il
centro di essa.
E si vedrà parimenti un
sacerdote al servigio della stessa Casa di Francia,
Richelieu, appoggiar di nuovo, nell’ultima fase della
guerra dei trent’anni, la lega protestante contro
l’imperatore, finché…i trattati di Westfalia (1648)
tolsero di mezzo l’ultimo residuo di elemento
religioso, decretarono la reciproca tolleranza fra
nazioni protestanti e nazioni cattoliche e accordarono
ai prìncipi insorti una indipendenza quasi completa
dall’Impero.
E col procedere
nell’età moderna si vedranno le patrie costituirsi
addirittura…anche come enti quasi mistici rifiutanti
di ammettere una qualsiasi autorità sopraordinata.
Ciò che succede
all’Impero non è la Chiesa a capo di una potenziata
“Cristianità”, ma la molteplicità, appunto, degli
Stati nazionali, insofferenti sempre di più per ogni
superiore principio di autorità.
D’altra parte, la
sconsacrazione dei prìncipi insieme alla loro
insubordinazione di fronte all’Impero, col privare gli
organismi di cui sono i capi del crisma dato da un più
alto principio, li spinge fatalmente nell’orbita di
forze inferiori, che andranno a poco a poco a prendere
il sopravvento.

Giustamente è stata
richiamata l’attenzione sulla figura di Filippo il
Bello, la quale già anticipa e riunisce i vari momenti
del processo involutivo. Filippo il Bello è infatti
colui che, nei Templari, ha distrutto l’espressione
più caratteristica di quella tendenza a ricostruire
l’unità dell’elemento guerriero e di quello
sacerdotale, che era l’anima segreta della cavalleria;
è colui che ha iniziato il lavoro di emancipazione
laica dello Stato dalla stessa Chiesa…è colui, che già
favorisce una cultura antitradizionale, i “legisti”
Filippo il Bello essendo, ancor prima degli umanisti
del Rinascimento, i veri precursori del laicismo
moderno.
Si può affermare che
appunto per avere iniziato per prima un tale
rivolgimento e aver quindi dato un carattere sempre
più accentratore e nazionalistico all’idea di Stato,
la Francia vide per prima il crollo…tanto da divenire,
nell’insieme delle nazioni europee, il principale
focolare del fermento rivoluzionario e della mentalità
laica e razionalistica, deleteria per ogni
sopravvivere residuo di tradizionalità.
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