Luoghi della fede
 
 

Abbazia e monastero Cistercense di Chiaravalle della Colomba

L’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, che sorge non lontano da Alseno, nella pianura piacentina, assomma in sé la veneranda realtà della più celebre presenza cistercense nella regione emiliana e il prestigio di stupendo monumento dell’arte medioevale.                                       La fondazione ufficiale si attribuisce al solenne documento dell’11 aprile 1136 – espressamente chiamato «institutionis paginam» – con il quale Arduino, vescovo di Piacenza, concede al monastero i primi beni terrieri. Atre donazioni vennero da due potenti signori della zona, i marchesi Oberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò.                                           La «institutionis paginam» già cita il nuovo nome dell’antico Careto, luogo desolato nella selvosa e paludosa landa padana, ricordandone il titolo di «Colomba». Vorrebbe la leggenda che una bianca colomba avesse delineato con pagliuzze, dinanzi agli occhi dei monaci, il perimetro dell’erigendo complesso religioso. In realtà è probabile che l’intitolazione a «Santa Maria della Colomba» (nome dedicatorio autentico della basilica e del monastero) si riferisca al mistero dell’Annunciazione, armonizzandosi così molto bene con la spiritualità cistercense.                             Questa riflessione ci riporta direttamente alla persona del fondatore San Bernardo, il grande abate di Clairvaux (Claravallis) cui Dante nella Commedia fa pronunciare la celebre cantica «Vergine Madre figlia de tuo Figlio», il quale – dopo la riforma benedettina sgorgata su finire del sec. XI dal monastero di Cîteaux (Cistercium), e che privilegiava il lavoro manuale – si era portato gruppi di monaci in Lombardia per aprire stazioni di bonifica nelle zone più povere. Come aveva accolto le suppliche dei milanesi, il 22 luglio 1135, istituendo l’abbazia di S. Maria di Roveniano (l’odierna Chiaravalle Milanese), così pochi mesi dopo accolse quelle di Arduino, con il suo clero e il suo popolo, insediando alcuni confratelli nei già citati luoghi campestri.                                                             A S. Maria della Colomba spetta dunque la gloria della filiazione diretta dal grande riformatore della spiritualità dell’«ora et labora». Il 7 febbraio 1137 Innocenzo II indirizza a San Bernardo stesso il primo privilegio papale riguardante il monastero, mentre il medesimo verrà accolto sotto la protezione della Sede Apostolica con un atto del pontefice Lucio II, datato dal Laterano il 12 luglio 1144.                                                 La storia dell’Abbazia vede una lunga e operosa presenza dei monaci nei secoli. Sul territorio contermine si sviluppa la cura agricola e bonificatoria; ma sull’intera area dell’Italia settentrionale lavora il seme religioso, che realizza l’apertura di un gran numero di dipendenze, maschili e femminili (almeno venti) sino alla lontana laguna veneta. Nel parmense sono ben note le abbazie monumentali di Fontevivo e di S. Martino in Val Serena.                                                                    I fatti civili, da parte loro, hanno inciso non lievemente sulla vicenda della comunità cistercense. Nel 1214 è registrata una prima grossa depredazione militare. Il 15 giugno 1248 Federico II di Svevia, sconfitto presso Parma da Gilberto IV da Correggio, porta il suo esercito a Chiaravalle e dopo aver ucciso diversi monaci saccheggia e incendia il monastero. In una nicchia dell’angolo orientale del chiostro una lapide ricorda il lontano eccidio.                                                             Nel 1444 l’Abbazia, benché benemerita per le grandi attività religiose, scientifiche, letterarie e agronomiche, fu purtroppo concessa in commenda. L’istituto della «commenda» consisteva nell’assegnazione del titolo formale di abate a illustri personaggi, i quali vivevano lontani dal monastero ma ne incameravano le cospicue rendite. Tuttavia il complesso degli edifici si ampliò notevolmente anche dal secolo XVI al XVIII, fino a che due decreti napoleonici, nel 1805 e nel 1810, confiscarono i beni e soppressero l’istituzione. I religiosi vennero allontanati; l’archivio, la biblioteca e gli arredi vennero dispersi; i mille ettari di terreno e i fabbricati divennero proprietà degli Ospedali Civili di Piacenza. Sino al 1937 rimase soltanto un’esigua cura spirituale per la gente del luogo nella persona di un abate-parroco del clero secolare, mentre l’insigne monumento fu esposto ad ogni genere di usi e abusi.

 

 

 

 

 
 

  

 
 

 

 Torna su

 
 
 

Home page