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In questi ultimi tempi si parla spesso dell’Ordine dei Templari. Continuamente appaiono in libreria volumi sulla storia di questi monaci-guerrieri.
Alcuni sono libri rigorosi della storia dell’Ordine, altri sono scritti solo per gratificare il desiderio di esoterismo dei lettori, inventandosi di sana pianta i fatti. Spesso anche la televisione ha trasmesso programmi che esaltano l’esoterismo dei Templari, senza chiedersi chi fossero veramente questi monaci, dimenticando volutamente la storia ed il periodo in cui crebbe tale Ordine.
Esaminando i centocinquanta anni circa di tale Ordine, vediamo che i componenti erano costituiti per la quasi totalità dai figli cadetti di nobili provenienti soprattutto dalla Francia. Questi nobili, addestrati all’uso delle armi, non potevano aspirare alla successione dei feudi paterni in quanto era vigente in tutto l’occidente la legge salica che prevedeva la trasmissione del feudo solo ai primogeniti maschi, per cui, terminato il periodo dei Cavalieri Erranti in cerca di feudi retti da una erede femmina da sposare, i nobili cadetti entrarono nell’Ordine del Tempio di Gerusalemme quali difensori della Cristianità.
La quasi totalità dei Templari era formata da ruvidi guerrieri, bravissimi nel maneggiare le armi, ma, come era normale in quel periodo, analfabeti; la Regola dettata da San Benedetto veniva portata a conoscenza dei Novizi per via orale.
Il compito principale di tale Ordine era la difesa dei pellegrini che si recavano in Terra Santa; successivamente estesero la difesa dei fedeli verso i grandi percorsi di pellegrinaggio: Satiago di Compostela e Roma. Su questi percorsi sorsero le mansioni templari a distanze regolari. Nelle altre mansioni sparse nella Cristianità si provvedeva solo alla raccolta dei fondi da inviare in Terra Santa per garantire ai Monaci-soldati il necessario approvvigionamento di cavalli, armi, viveri.
Ad ogni Cavaliere del Tempio era permesso di tenere un cavallo pesante da battaglia, uno leggero, muli e ronzini per il trasporto di merci e vettovaglie.
Oltre ai cavalieri templari, nelle fortezze-convento vivevano i soldati che affiancavano i Templari (i cavalieri turcopoli provenienti dalla Siria), armieri, stallieri, maniscalchi, inservienti, medici, cuochi, servi, muratori e scalpellini per la costruzione delle fortezze e delle chiese. Tali lavoratori potevano essere anche di religione musulmana. L’accumulo, quindi, di ricchezze era giustificato da queste ingenti spese che dovevano sopportare in Terra Santa.
Le fortezze in Terra Santa all’esterno sembravano castelli imprendibili, ma all’interno erano come monasteri.
La vita dei Templari, quando non erano impegnati sul campo di battaglia, era scandita dalla Regola e seguivano lo stesso orario dei monaci Benedettini o Cistercensi. Si alzavano alle quattro per i mattutini, dopo di che andavano a prendersi cura dei cavalli prima di ritornare a letto. Gli altri uffici di Prima, Terza e Sesta precedevano la colazione che, come tutti gli altri pasti, era consumata in silenzio mentre si ascoltava le letture della Bibbia. Alle 2,30 del pomeriggio c’era la Nona e il pasto serale seguito dai Vespri delle 6,00. Andavano a dormire dopo la Compieta e rimanevano in silenzio fino al giorno successivo.
Ai Cavalieri era vietata la proprietà. “Tutte le cose della casa sono comuni, e che si sappia che né il Maestro né nessun altro ha l’autorità di dare il permesso ad un fratello di possedere qualcosa…..” Se alla morte di un confratello fosse stato trovato del denaro in suo possesso, non sarebbe stato sepolto in terra consacrata.
Quando cadde la fortezza di Acri, l’ultimo baluardo Templare in Palestina, i pochi monaci sopravvissuti si rifugiarono prima a Cipro e successivamente ritornarono in Francia portando con loro il tesoro del Tempio. Errore gravissimo, in quanto il re di Francia Filippo il Bello, sempre assetato di denaro, dopo aver spogliato gli ebrei francesi ed i banchieri lombardi di tutti i loro averi, volse la sua attenzione su chi poteva offrirgli la possibilità di approvvigionamento di fondi: i Templari.
Da qui discese tutta la tribolata fine di questi eroi.
Dalle carte processuali scopriamo soprattutto la debolezza intelletuale dei capi templari, a partire dall’ultimo Grande Maestro, Jaques De Molay.
Quando viene interrogato dai frati Domenicani, il De Molay non risponde perché non conosce il latino, non sa difendersi e soprattutto non sa difendere l’Ordine del Tempio; esso stesso si definì “un cavaliere illetterato e povero”.
Molti Templari sotto tortura ammettono colpe che non hanno mai commesso e, successivamente, quando ritrattano, vengono condannati al rogo in quanto, ritrattando, ricadono nel peccato. Bisogna a questo punto ricordare che sia le torture che le esecuzioni erano affidate al Braccio secolare della legge ed erano pratiche normali di crudeltà del periodo di cui parliamo.
Resoconto dei beni Templari a Cremona
Il 23 novembre, nel duomo di Cremona, il canonico Marcello dei Benedetti, “doctor decretorum” e vicario del vescovo Rainerio, procedeva alla solenne pubblicazione delle bolle papali sui processi contro i Templari e contemporaneamente l’inquisitore Cigala consegnava a Giovanni da Castiglione ed a Rainerio Gatti il rendiconto ed i beni dell’Ordine; il giorno successivo, provvedeva in modo analogo per i beni piacentini.
Dal resoconto dei frati inquisitori, sappiamo che le Mansioni in terra Lombarda ormai sono in stato quasi di abbandono. La gestione degli affari viene spesso affidata ad un Commendatario (l’attuale Via Malombra, prima si chiamava Via Commenda). Questi resoconti sono molto importanti sia per la storia della fine dell’Ordine Templare sia per conoscere la vita quotidiana all’inizio del 300.
Risulta dal rendiconto cremonese che gli introiti, derivanti soprattutto da affitti, avevano superato in un anno la somma di 59 lire; cui si aggiungono 75 lire, ricevute "de pecunia comendatori cremonensis”; altre entrate portano il totale a 189 lire e 6 denari, con un saldo attivo di 10 lire e 6 soldi.
Molto più interessante il capitolo delle spese; è opportuno sintetizzare tutte le voci in due categorie riguardanti rispettivamente l’amministrazione dei beni, vera e propria, e le somme spese per i processi e la custodia dei Templari catturati. Dalla prima, che è una minuta descrizione delle spese della vendemmia e per la riparazione della casa, il salario dei lavoranti e soprattutto, del denaro versato di volta in volta al “commendator” per le sue spese giornaliere.
In questo monotono elenco, sono inserite note preziose: 56 soldi “pro fodris legatorum”; 20 lire, 4 soldi e 6 denari “notariis, advocatis, procuratoribus et sapientibus” la cui presenza e il cui consiglio erano evidentemente richiesti dalla complessità degli interessi in gioco e dall’importanza della questione; per lo stesso inquisitore ed i suoi viaggi, troviamo segnati 10 soldi “pro faciendo expensas in navi et in hospicio veniendo de Cremona Placentiam pro me Inquisitore”; 4 soldi e 4 denari “in navi veniendo de Placentia Cremonam”;
altri 30 soldi “in pluribus diebus quibus steti Cremone pro me, socio et famulo”
ancora 4 soldi “in navi de Cremone Placentiam”;
e infine 39 soldi e 4 denari “in navi veniendo de Placentia Cremonam, cum dominis Johanni et Raynerio et in alia navi que portavit equos, et in prandio et in partituram rerum”.
Solo poche voci riguardano la custodia dei prigionieri:
30 soldi “custodibus carcerum” ove erano senza dubbio custoditi quei frati;
altre 2 lire e 5 soldi “pro Templariis domus et Ecclesie poderis”;
e 27 soldi e 3 denari “duobus fratribus quos misi Pergamum”.
I prigionieri erano trattati con generosità:
27 soldi e 4 denari erano stati destinati “conventu fratum in festo nativitatis” e ben 20 lire “pro reparando domum ubi stant et Cochinam et in pignolato et tilla et aliis necessitatibus Templariorum”.
Altre 8 lire e 5 soldi erano “pro vestimenis fratutm de Templo”; 6 soldi e 2 denari “per suas calzas, et duos calzarios”, e 19 denari “per cosituram mantelli Fratris Bernabonis”. Un servitore dei Templari ebbe 16 soldi, ed un altro un soldo.
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